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Spettacoli lunedì 07 aprile 2014 ore 12:35

Le Tempeste dell’animo umano secondo Binasco

Il fascino del dramma travolge il pubblico, reso naufrago dalla musica incisiva composta da Arturo Annecchino



PISA — All’aprirsi del sipario, lo spettatore si trova immerso in una scenografia statica, spoglia: pannelli rossi, rami e in lontananza il fragore dei tuoni, il colore caldo della scena richiama il dolore del protagonista che chino pensa agli anni passati e scatena la sua tempesta.
Sulla scena i protagonisti, vestiti in modo povero, si muovono circospetti, si incontrano per poi perdersi, storditi come stregati dal fascino surreale che aleggia sull’isola.
Il dramma, ambientato su di un'isola imprecisata del Mediterraneo, racconta la storia di Prospero, il vero duca di Milano ma costretto all’esilio, che vuole riportare sua figlia Miranda al posto che le spetta, servendosi della sua capacità di mago. Mentre suo fratello Antonio e il suo complice, il Re di Napoli Alonso, stanno navigando per il mare, ritornando da Cartagine, invoca una tempesta, che costringe gli incolumi passeggeri sulla sua isola. Attraverso le sue arti, e con l'aiuto del suo servo Ariel, uno spirito dell'aria, Prospero riesce a dimostrare gli istinti aggressivi e ferini di Antonio, a redimere il Re e a far innamorare, e sposare, sua figlia con il principe di Napoli Ferdinando.
La narrazione è tutta pensata in funzione di Prospero che, grazie alla sua arte, diviene il padrone delle trame in cui costringe gli altri personaggi a muoversi. Prospero non è un “regista”, ma l’artefice dei destini degli altri per sensibilità e per un disegno che (non si limita) e non è controllato dal puro istinto di vendetta. In questa opera di Shakespeare, considerata da una parte della critica come il suo addio alle scene, prevalgono, infatti, schemi che niente hanno a che fare con i caratteri dell’opera classica, ma parlano di valori che ripensano modernamente alla vicenda umana. Il fascino del dramma travolge il pubblico, reso anch’esso naufrago dalla musica incisiva composta da Arturo Annecchino, si sente disperso nel linguaggio asciutto, confuso dalla sovrapposizione di dialetti, dei colori, dell’alternarsi di abiti e di oggetti apparentemente in contrasto fra loro.
Il filo conduttore del sovrannaturale accompagna lo spettatore attraverso il naufragio interiore rappresentato. Si destreggia in balia della tensione terrea che domina la scena sospesa tra una comicità sarcastica e una violenza serpeggiante espressa dai movimenti dei protagonisti in cerca di loro stessi.
Ogni attore ha un proprio linguaggio corporeo; Prospero (Valerio Binasco), protagonista, regista e traduttore che, come un demiurgo, dipana le azioni dei suoi personaggi: Gonzalo e Francesco (Simone Luglio, Giampiero Rappa) il servile consigliere e il lord obbediente; Sebastiano e Antonio (Andrea Di Casa, Fulvio Pepe) fratelli minori ostili al sovrano e pronti a tendere l’agguato al trono; Miranda (Deniz Ozdogan), la bambina ingenua e spontanea lontana dall’educazione e rigidità di corte; il bel Ferdinando (Roberto Turchetta); i due servi Stefano (Ivan Zerbinati) e Trinculo (Sergio Romano) animati da una comicità travolgente; il mostro Calibano(Gianmaria Martini) incerto e perfido, figlio di streghe e diavoli, a sottolinearne la sua mostruosità la deformazione del viso e delle mani, sembra essere l’unico personaggio tragico; il Re di Napoli (Alberto Astorri); Ariel (Fabrizio Contri) spirito del vento che invoca la libertà dal padrone mago è un folletto anziano stralunato che unisce in sé comicità e poesia. La pièce teatrale, andata in scena lo scorso week-end al Teatro Verdi, attraverso l’essenzialità e il silenzio, ha condotto lo spettatore in universo simbolico dove la vera tempesta accade dentro la coscienza dei personaggi, dove l’usurpazione, la congiura, gli agguati, la crudeltà del potere diventeranno istinti da dominare attraverso la forza della fantasia, della fascinazione artistica e dell’abbandono all’amore.
Risulta così indebolita un’interpretazione in chiave meta teatrale dell’opera (la solitudine del protagonista, l’isola come luogo topico dell’emarginazione della diversità del genio) per privilegiare una lettura capace di alludere ai drammi interiori dell’uomo contemporaneo, vittima e carnefice al tempo stesso.
Il cerchio si chiuderà ovviamente nell’epilogo quando, sedata la tempesta delle emozioni, delle scelte drammatiche e delle soluzioni violente, la nave, come la vita, riprenderà la rotta con i venti propizi.

Viola Luti
© Riproduzione riservata



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