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Attualità lunedì 03 gennaio 2022 ore 12:14

L'acquario testa le reti biodegradabili

Frutto di una ricerca che coinvolge l’università di Pisa, sono pensate per la riforestazione della posidonia. Test sperimentale a Livorno



LIVORNO — Reti di bioplastica biodegradabili in acqua salata per aiutare la riforestazione della posidonia oceanica, essenziale per l’ossigenazione dell’ecosistema marino. Un primo prototipo di questi sistemi, frutto di una ricerca che coinvolge il dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’università di Pisa (Dici), è stato testato all'acquario di Livorno, nell'ambito di una collaborazione con Asa, Dici, il docente di Ecologia Marina e Scienza Subacquea dell'ateneo pisano Francesco Cinelli, BioIspra e l’azienda tessile Coatyarn.

“I supporti proposti per la riforestazione dei fondali - spiega Maurizia Seggiani, docente di Fondamenti chimici delle tecnologie al Dici - hanno un grande impatto ambientale, perché costituiti da reti di ferro rivestite con monofilamenti di polipropilene che causano la dispersione in mare di microplastiche e la morte delle specie marine che vi rimangono intrappolate. Il nostro gruppo di ricerca ha individuato e testato una bioplastica, il Pbsa (polibutilene succinato-co-adipato), usato in diverse applicazioni in sostituzione di plastiche tradizionali ma mai fino ad ora per applicazioni di restauro marino. Dal Pbsa è stata ricavata una rete con proprietà meccaniche adeguate a contenere le talee di piccole piante di Posidonia, e in grado di biodegradarsi in un paio d’anni, il tempo necessario alla pianta per mettere radici”.

La rete per la messa a terra delle piante è stata realizzata grazie alla collaborazione con Coatyarn Srl, azienda leader nel settore tessile specializzata nella produzione di filati rivestiti ad alto contenuto tecnologico, e il primo prototipo è stato posato all’acquario di Livorno assieme ad alcune talee di Posidonia per verificarne l’efficacia nel trattenere le piantine al suolo per il tempo necessario al loro radicamento.

Il prossimo passo, previsto nella primavera 2022, sarà un test in mare aperto, in prossimità dell’Isola D’Elba, dove le praterie di Posidonia sono minacciate dagli impianti di dissalazione del mare a osmosi inversa, che rilasciano acqua ipersalina mal tollerata dalla pianta, rendendo necessarie operazioni di trapianto.

“Le potenzialità di impiego delle reti in bioplastica sono molto ampie - conclude Maurizia Seggiani - per esempio nell’itticoltura, o nei cosiddetti orti marini. Inoltre, le reti possono anche essere usate sulla terraferma, per esempio per consolidare frane e scarpate con un materiale in grado di biodegradarsi in quell'ambiente una volta che ha svolto la sua funzione”.


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