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Attualità sabato 12 febbraio 2022 ore 10:56

Due patologie rare, un intervento per curarle

Katia Moi
Katia Moi

Cuore e rene erano affetti da malattie distinte ed entrambe gravi. Un team multidisciplinare tra Monasterio e ospedale di Pisa ha risolto il caso



MASSA — Quando una rara cardiopatia congenita ed un’altra patologia estremamente rara, senza alcuna correlazione l’una con l’altra, si associano nello stesso corpo, il caso è assolutamente unico e grave. È capitato a Katia Moi e a risolvere il complesso caso è stato un team multidisciplinare che ha visto lavorare fianco a fianco la Fondazione Monasterio con Anestesisti, Cardiologi e Cardiochirurghi Pediatrici, e la Sezione Dipartimentale di Chirurgia Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana che hanno operato all’Ospedale del Cuore di Massa.

Questa è la storia di Katia Moi, una giovane donna della Sardegna che, nonostante conviva e combatta da tutta la vita con una cardiopatia congenita grave, e seguita dal dottor Roberto Tumbarello Cardiologo dell’Ospedale di Cagliari, arriva nella sede di Massa della Monasterio in elisoccorso, a causa di tachiaritmie e di una pressione sanguigna molto alta.

L’irregolarità del battito e il continuo innalzamento della pressione del sangue rischiavano di complicare in maniera irreparabile l’anatomia, già gravemente compromessa, del suo cuore. In seguito ad analisi, esami, risonanze e scintigrafie, la diagnosi: un paraganglioma peri renale. Un accumulo di cellule vicino al rene sinistro che liberava in maniera autonoma sostanza adrenalinica, la causa delle crisi di ipertensione con conseguenti aritmie. Una patologia estremamente rara – dunque – che, associata alla rarità della cardiopatia congenita, ha reso il caso assolutamente unico.

La soluzione è arrivata al termine di un incontro multidisciplinare fra le Unità Operative Patologie Cardiache Medico Chirurgiche dell’Infanzia e del Congenito Adulto, Cardiochirurgia Pediatrica e del Congenito Adulto, Anestesia e Rianimazione della Fondazione Monasterio e i chirurghi della Sezione Dipartimentale di Chirurgia Generale dell’Aoup.

Bisognava operare e così ecco l'intervento calendarizzato nel giro di pochi giorni all’Ospedale del Cuore: mentre il team degli Anestesisti della Monasterio avrebbe mantenuto la paziente in condizioni emodinamicamente stabili, il team della Chirurgia Generale di Cisanello avrebbe rimosso in laparoscopia la neoformazione intorno al rene.

È andato tutto bene e adesso Katia sta per essere dimessa. Potrà fare ritorno a casa. "All’Ospedale del Cuore – commenta Katia Moi, con una risata contagiosa, un sorriso sincero stampato sul volto, e un ottimismo fuori dal comune - hanno trovato la causa delle mie ultime sofferenze e hanno risolto il problema. Hanno tolto il 'vermetto', come amiamo definire, scherzando, il paraganglioma che mi portavo dentro, e mi sento finalmente libera". 

"Una volta - prosegue - ho sentito dire che le malattie rare capitano alle persone rare: mi rincuora, ma non mi sento diversa dagli altri, non sono un eroe. Nella mia vita ci sono state tante cose brutte, è vero, ma esattamente come accade nella vita di tanti altri che, prima o dopo di me, soffrono. Vinta questa battaglia, continuerò a godere delle cose belle della vita. E torno a casa portando nel cuore questo posto".

La squadra di specialisti non fa mancare la propria soddisfazione, spiegando i dettagli anche tecnici dell'intervento praticato: "Un intervento delicato, soprattutto per il quadro clinico generale particolarissimo della paziente – commenta il professor Luca Morelli, chirurgo della Sezione Dipartimentale di Chirurgia Generale Universitaria di Cisanello (Aoup) e primo operatore dell’intervento –, a causa della congestione cronica del circolo venoso". 

"Abbiamo dovuto adattare l’intervento alla particolare situazione clinica della paziente: questo ha significato lavorare in laparoscopia con una pressione più bassa (5 millimetri di mercurio contro i soliti 12 millimetri) - prosegue Morelli - al fine di non compromettere la particolare fisiologia univentricolare del suo cuore, ed affidarci alla gestione anestesiologica di Medici della Monasterio".

"Il caso di Katia – afferma la dottoressa Nadia Assanta, Direttore dell’Unità Operativa Patologie Cardiache Medico Chirurgiche dell’Infanzia e del Congenito Adulto all’Ospedale del Cuore della Monasterio – ha dimostrato ancora una volta quanto il paziente con cardiopatia congenita sia di difficile gestione. Nel caso di comparsa di sintomi, molto spesso il primo orientamento di tutti i medici è rivolto alla cardiopatia di base, tralasciando tutto il resto del corpo umano". E considera: "Un’altra cosa che ci ha insegnato Katia è che l’unione di più teste, mani e discipline sono sempre un’arma vincente".


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