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Attualità Domenica 20 Settembre 2026 ore 11:02
Carlo Pepi, una vita in difesa dell’arte autentica

La mattina di studi a un anno dalla scomparsa. Giani, “La sua collezione rappresenta un patrimonio che merita di essere conosciuto e valorizzato”
CRESPINA-LORENZANA — L’inizio di un percorso per custodire e rendere accessibile l’eredità culturale di Carlo Pepi. A un anno dalla morte del critico e collezionista, scomparso nell’agosto 2025 a 88 anni, la sala consiliare di Crespina Lorenzana ha ospitato una mattina di studi alla presenza di istituzioni, studiosi, esperti e cittadini.
Ad accogliere gli ospiti è stato il sindaco David Bacci. Tra i partecipanti anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha ricordato Pepi come “un grande toscano, protagonista di uno straordinario percorso nel mondo dell’arte”.
“Carlo Pepi ha dedicato la propria vita all’arte, con passione, competenza e un’instancabile ricerca dell’autentico”, ha sottolineato Giani. “La sua collezione rappresenta un patrimonio che merita di essere conosciuto, tutelato e valorizzato. La Regione è pronta a sostenere il progetto e a collaborare con il territorio affinché questa eredità possa continuare a parlare alle nuove generazioni”.
Parole che richiamano anche il messaggio pubblicato dal presidente sui propri canali social al termine della visita: “Ricordando Carlo Pepi, una vita dedicata all’arte e alla ricerca dell’autenticità”. Giani lo ha definito “una figura straordinaria della cultura toscana, grande conoscitore e collezionista dei Macchiaioli”.
Per il grande pubblico il nome di Pepi resta legato soprattutto alla vicenda delle false teste di Amedeo Modigliani, ritrovate nel 1984 nei fossi di Livorno. Mentre numerosi esperti ne sostenevano l’autenticità, Pepi contestò immediatamente quelle attribuzioni. I fatti gli diedero ragione quando tre studenti confessarono di aver realizzato una delle sculture servendosi anche di un trapano.
Nel 2017 tornò a esprimere pesanti dubbi sulle opere esposte a Palazzo Ducale, a Genova, in una mostra dedicata a Modigliani. Le sue segnalazioni contribuirono ad aprire il caso che portò alla chiusura anticipata dell’esposizione, al sequestro delle opere e all’avvio di un’inchiesta.
Ma ridurre Pepi al solo ruolo di “cacciatore di falsi” significherebbe restituirne un’immagine incompleta. Nelle due ville di Crespina raccolse migliaia di dipinti, disegni, documenti e libri. Accanto ai lavori di Giovanni Fattori, Silvestro Lega e degli altri protagonisti della stagione macchiaiola trovavano spazio le avanguardie del Novecento e le opere di autori meno conosciuti, scelti senza inseguire mode o quotazioni.
Alla mattina di studi hanno partecipato, tra gli altri, lo studioso di Modigliani Marc Restellini, gli storici Stefano Renzoni e Ilario Luperini, l’archeologo Leonardo Giovanni Terreni e i rappresentanti dell’Associazione nazionale Case della Memoria Adriano Rigoli e Marco Capaccioli.
Dal confronto è arrivata una richiesta comune: trasformare la memoria in un progetto stabile. La Casa Museo, la raccolta, la biblioteca e l’archivio costituiscono parti di una stessa eredità, costruita da Pepi attraverso decenni di studio e di ricerca.
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