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Attualità martedì 10 novembre 2020 ore 18:10

Covid, Menichetti, "Un azzardo riaprire scuole"

Il primario di malattie infettive dell'Aoup Francesco Menichetti

Il primario di malattie infettive dell'ospedale di Pisa critico anche verso la divisione delle regioni con i colori:"Mi convince poco"



PISA — "Con l'estate ci eravamo illusi che la situazione fosse rientrata ma purtroppo non è così. La riapertura delle scuole ha messo in giro otto milioni di persone, con tutto quello che è ad essa collegata: attività parascolastica, trasporti, relazioni sociali. 

Dopo due settimane dalla ripresa della scuola le curve di contagio si sono alzate. Non eravamo pronti, perchè si può riaprire l'attività scolastica quando in un Paese i contagi sono già stati aboliti per almeno cinque settimane. E' stato un azzardo".

Lo ha detto il professor Francesco Menichetti, primario di malattie infettive a Cisanello, ( medico in prima fila nella cura alla malattia, anche con la terapia del plasma iperimmune ) nel corso di un intervento alla seconda commissione consiliare permanente del Comune di Pisa, precisando che le sue valutazioni sono "Di tipo personale".

Menichetti ha poi parlato della situazione ospedaliera:"Viviamo una grande sofferenza. Le strutture sanitarie stanno tentando di tenere aperte le attività non Covid, a differenza di quello che successe nella prima fase. E questo avviene mentre a Pisa abbiamo 192 pazienti Covid ricoverati, di cui 35 in terapia intensiva e sub intensiva".

Menichetti ha poi parlato della suddivisione delle regioni italiane con i colori:"Non mi convince", ha detto il primario, "Non tanto per le differenze che ci sono, ma per la dinamicità del virus. E' come un attaccante, se il difensore viene superato non lo puoi più riprendere", aggiungendo poi, in un secondo momento dell'intervento, che "Le correzioni sulle zone di colore saranno sempre tardive".

Menichetti ha fatto poi due appelli, uno al mondo politico-istituzionale e uno ai giovani. Nel primo caso ha invitato a correggere gli errori:"Il Governo non può fare il gioco del cerino e scaricare a Regioni e Comuni le responsabilità. Alle persone vengono chiesti sacrifici ma al tempo stesso bisogna sapere dare risposte. La prima in termini di ristori e la seconda in termini sanitari. Bisogna saper dire chiudiamo tre - quattro settimane ma per raggiungere un obiettivo, come la capacità di rientrare nel tracciamento o la flessione delle curve".

Poi si è rivolto ai giovani, criticando gli assembramenti visti in Toscana e in altre parti d'Italia, invitando tutti al senso di responsabilità e ad un "Patto intergenerazionale".



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