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Attualità Venerdì 02 Ottobre 2026 ore 10:30
Don Bosco, "Servono interventi strutturali"

La Funzione Pubblica Cgil denuncia le condizioni dell'istituto e chiede un cambio di passo: "Investire anche nell'esecuzione penale esterna"
PISA — All'indomani della conclusione della rivolta all'interno del carcere "don Bosco" di Pisa, avvenuta nella notte tra mercoledì 30 Settembre e giovedì 1° Ottobre, interviene anche la Funzione Pubblica Cgil, che denuncia le condizioni dell'istituto penitenziario pisano e chiede interventi strutturali.
"Abbiamo partecipato lo scorso Luglio a un’iniziativa promossa dall’Alleanza per l’articolo 27, che ha permesso di aprire gli istituti penitenziari alla società civile e far luce sulle condizioni delle carceri - hanno ricordato dal sindacato - in quell’occasione denunciammo la grave situazione nella quale versa il carcere di Pisa, che risente di un’emergenza cronica: sovraffollamento, gravi carenze infrastrutturali, bagni a vista, mancanza di docce, infestazione da cimici non risolta a causa degli spazi ridotti e scarse opportunità di lavoro. Una situazione ulteriormente aggravata dai trasferimenti repentini e in massa avvenuti dopo la parziale chiusura del carcere di Sollicciano".
Una situazione che, come riporta la Cgil, non conosce differenze sostanziali tra le varie sezioni. "304 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 195 posti - hanno specificato -particolarmente preoccupante è la presenza di 36 persone detenute con problemi psichiatrici. La detenzione non può trasformarsi nell’unica risposta a situazioni di disagio psichico che richiederebbero adeguati percorsi sanitari, assistenziali e sociali. Anche la sezione femminile evidenzia una situazione di forte sovraffollamento: 35 detenute a fronte di 24 posti disponibili. A fotografare la gravità delle condizioni detentive sono anche gli eventi critici registrati dall’inizio dell’anno: 68 atti di autolesionismo, 23 tentati suicidi, 71 aggressioni tra detenuti e 61 episodi di violenza, minaccia o oltraggio a pubblico ufficiale".
"Una condizione che si riversa inevitabilmente anche sulle lavoratrici e sui lavoratori, per i quali da tempo la Funzione Pubblica Cgil denuncia una crisi senza precedenti, caratterizzata da una grave carenza di organico e da condizioni di lavoro sempre più difficili e insostenibili, cui si aggiunge l’aumento delle aggressioni subite - hanno affermato - la carenza di personale, in un istituto segnato da sovraffollamento e da un numero così elevato di eventi critici, rende ancora più complessa la gestione quotidiana del carcere. Garantire organici adeguati significa garantire anche la possibilità di gestire in modo efficace le situazioni più complesse e di assicurare dignità e sicurezza tanto a chi è detenuto, quanto a chi ogni giorno lavora all’interno dell’istituto".
"Serve anche un cambio di prospettiva per investire concretamente nell’esecuzione penale esterna per ridurre il sovraffollamento, rafforzare i servizi sanitari e sociali, garantire percorsi adeguati alle persone con problemi psichiatrici, aumentare le opportunità di formazione e lavoro e costruire reali percorsi di reinserimento sociale - hanno concluso dalla Funzione Pubblica Cgil - quanto accaduto dimostra che non c’è più tempo per interventi parziali. Servono risorse, interventi strutturali, finanziamenti adeguati per le strutture e l’adeguamento degli organici della Polizia Penitenziaria".
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