Pisa Sporting Club Giovedì 03 Settembre 2026 ore 07:30
"Hanno ragione gli Ultras, la tessera del tifoso non serve a nulla"

Trasferta vietata a Castellammare di Stabia, restrizioni per Firenze. Il Club Autonomo ha tutti i tifosi tesserati, ma attacca, "Strumento inutile"
PISA — Il divieto di trasferta a Castellammare di Stabia. Poi Fiorentina-Pisa del 15 Settembre, con il settore ospiti riservato ai possessori della tessera del tifoso. La stagione è appena iniziata, ma le restrizioni stanno già condizionando i programmi dei sostenitori nerazzurri.
Ne abbiamo parlato con Marco Pavolettoni del Club Autonomo Nerazzurro che ha risposto alle domande per Qui News Pisa. Le sue parole assumono un peso particolare perché tutti i tifosi del Club Autonomo sono tesserati. Una scelta che, di fronte ai continui divieti, viene ora messa in discussione.
Marco, che idea si è fatto del divieto di trasferta a Castellammare di Stabia?
"A questo punto devo fare un appunto e dire che hanno ragione gli ultras a non fare la tessera del tifoso. Se me la fai fare, mi fai spendere 20 euro e poi mi vieti ugualmente di andare in trasferta, allora a cosa serve? Non serve più a niente. Serve soltanto a prendere soldi. Se l’obiettivo era quello bastava che il Governo, o chi per esso, lo dicesse chiaramente. Di soldi gliene abbiamo già dati tanti, ci toglieranno anche quei 20 euro".
È una posizione forte, soprattutto perché al Club Autonomo siete tutti tesserati.
"Ed è proprio questo il punto. Se la tessera serve a individuare chi va allo stadio e a tenere fuori chi crea problemi, allora siamo già tutti schedati e messi a modino. Poi, alla prima occasione, vietano comunque la trasferta. Mi sembra un grande controsenso. Noi dobbiamo adeguarci, perché non possiamo fare altro".
Il divieto ha avuto anche conseguenze pratiche per il Club?
"Certo. Avevo il pullman pieno per Castellammare di Stabia. A quel punto devi fare tutto il giro delle telefonate e annullare ogni cosa. Anche per noi diventa una spesa. La ditta del pullman può riconoscere che l’hai avvertita in tempo, ma aveva comunque tenuto il mezzo a tua disposizione. Giustamente te lo fa pesare".
Si parla spesso dei modelli inglese e tedesco. Stiamo importando la parte peggiore?
"Dentro gli stadi sembra ormai di essere a teatro. Non succede più niente, ma poi gli scontri avvengono in autostrada, negli autogrill o in qualche campo isolato. Come facevano gli hooligan: cinquanta da una parte, cinquanta dall’altra e si danno appuntamento per picchiarsi. Il modello rischia di diventare questo. E cosa si risolve? Alla fine si risponde sempre con la solita restrizione".
Organizzare un pullman con famiglie e semplici tifosi è diventato sempre più difficile?
"Sì, perché decidono loro dove e quando puoi andare. Non si può più preparare nemmeno il vecchio calendarino tascabile. Per colpa delle televisioni si gioca di lunedì, di mercoledì, a mezzogiorno oppure la sera a qualsiasi orario. Il calendarino era una cosa semplice e carina, la gente lo teneva nel portafoglio. Anche quello è finito. Secondo me vogliono portarti a stare a casa".
In questo modo si rischia di perdere anche un fattore culturale del calcio.
"È un altro controsenso. Si parla di stadi nuovi e coperti, dei Mondiali e degli Europei del 2032. Poi, però, si dice ai tifosi di restare a casa. E sono proprio i tifosi a fare la maggior parte del folklore, riempiendo lo stadio con striscioni, bandiere e coreografie. Tutti battono le mani perché lo spettacolo è bello, ma poi arriva un altro divieto".
Anche preparare uno striscione o una coreografia è diventato complicato?
"Per portare uno striscione devi chiedere l’autorizzazione. Devi mandare la fotografia, spiegare quale materiale hai utilizzato, come è stato realizzato e cosa c’è scritto. È diventata un’ossessione. Te lo dico chiaramente: un’ossessione".
Chi glielo fa fare, allora, di continuare a organizzare pullman e trasferte?
"L’amore per il Pisa. L’amore per la mia squadra e per la squadra della mia città".
Un legame che viene da molto lontano.
"Sono del 1958 e vado a vedere il Pisa dal 1966. Mio padre, il mio povero babbo, faceva servizio alla porticina degli invalidi. Oggi quasi nessuno saprebbe dire dove si trovava. Quando arrivava il pullman del Pisa io ero già lì e portavo le borse dentro gli spogliatoi. Provate a domandare in giro dove fosse quella porticina".
Michele Bufalino
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