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Attualità Venerdì 26 Giugno 2026 ore 13:34
Pisa, in dieci anni chiusi 93 bar sul territorio

Confcommercio lancia l'allarme sul calo dei pubblici esercizi e chiede incentivi, meno tasse e sostegno per nuove aperture e imprese.
PISA — Negli ultimi dieci anni Pisa ha perso 93 bar, 14 ristoranti e 5 tra gelaterie e pasticcerie. È il quadro che emerge dall'indagine "Pubblici esercizi e movida: la demografia d'impresa nei centri storici" diffusa da Confcommercio, che fotografa un settore alle prese con costi sempre più elevati e abitudini di consumo in continua evoluzione.
Il dato più significativo riguarda proprio i bar, con una flessione particolarmente marcata fuori dal centro storico, dove tra il 2015 e il 2025 hanno chiuso 84 attività, pari a un calo di quasi il 35%.
"Quello dei bar è il settore più in difficoltà, anche se tutti gli altri purtroppo mostrano un segno negativo" ha detto la presidente di Fipe Confcommercio Pisa Daniela Petraglia. "Si va dal -14% di gelaterie e pasticcerie ai cali più contenuti del -3,8% della ristorazione con servizio e del -1,5% della ristorazione take away. Una realtà che fa i conti con modelli di consumo in evoluzione e con la desertificazione che sta impoverendo anche la nostra città, ma parliamo di imprese che si reggono su un equilibrio economico fragile".
Attualmente sul territorio comunale sono presenti 360 attività di ristorazione con servizio, di cui 73 nel centro storico, 78 attività di ristorazione take away, 32 tra gelaterie e pasticcerie e 197 bar, 39 dei quali all'interno delle mura cittadine.
Secondo Confcommercio le imprese devono fare i conti con una pressione crescente. "D'altronde sono molteplici le difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno. I pubblici esercizi sono flagellati da costi di gestione che per molte attività sono difficilmente sostenibili. A questo aggiungiamo una pressione fiscale imperdonabilmente schiacciante ad ogni livello, per non parlare del rincaro generale di utenze e materie prime. Senza interventi decisi e concreti sarà veramente difficile invertire questa tendenza" ha aggiunto Petraglia.
Anche il direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli ha evidenziato come le difficoltà stiano coinvolgendo un comparto che fino a oggi aveva mostrato una sostanziale tenuta. "Fino ad ora il comparto turistico e dell'accoglienza manifestava una complessiva tenuta, ma alle conclamate difficoltà del commercio al dettaglio si stanno sommando quelle dei pubblici esercizi. Il bar è di fatto un pilastro della qualità della vita e dello spazio urbano, nonostante le fragilità con cui il comparto convive. Serve necessariamente un punto di equilibrio tra sostenibilità economica e capacità di intercettare abitudini di consumo in rapido cambiamento".
Confcommercio rilancia quindi una serie di proposte rivolte sia alle amministrazioni locali sia al Governo. "L'imperativo è valorizzare e sostenere le attività esistenti" ha commentato Pieragnoli, "con un occhio di riguardo per quelle storiche, come ha fatto il Comune di Pisa con l'istituzione dell'Albo, oltre a incentivare le aperture con una detassazione totale per 5 anni per le nuove attività, decontribuzione sui contratti di lavoro e semplificazione burocratica, oltre a riequilibrare il peso fiscale che schiaccia le imprese fisiche e fa prelievi irrisori sui colossi dell'online. Ovviamente le singole amministrazioni non possono avere la bacchetta magica: al Governo chiediamo il massimo sforzo per tutelare le attività di vicinato, di cui i bar rappresentano una componente essenziale fornendo uno dei servizi di maggiore prossimità sul territorio".
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