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Attualità mercoledì 05 maggio 2021 ore 09:44

​"L’ambiente in cerca di una dimensione"

La riflessione di Renzo Moschini, ex presidente della provincia di Pisa ed esperto di parchi nazionali: "Degli aspetti sono rimasti lettera morta"



PISA — "Chi dovrà lavorare in un'area protetta o parco deve essere in grado di gestire la tutela del bene comune con i ruoli e le funzioni proprie dei parchi, senza farsi sottrarre i territori protetti né le risorse economiche stabilite per legge se e quando ci sono. Questi aspetti però sono rimasti lettera morta".

Lo scrive in una nota Renzo Moschini, presidente della provincia di Pisa dal 1970 al 1975 ed esperto di parchi nazionali, presidente onorario del Gruppo San Rossore.

"Il nostro Parlamento  - si legge nella nota a firma di Moschini- ha approvato il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e l’ha inviato all’Europa. Il piano è declinato in sei obiettivi tra i quali è scritto anche della transizione ecologica, tema collegato all’Agenda dell’Onu contro inquinamento, dissesto idrogeologico, a sostegno della biodiversità. Obiettivo rendere più competitivo il nostro paese perché possa garantire così più posti di lavoro in particolare per giovani e donne. Non possiamo non rilevare che la Francia ha una sviluppo oltre il 21,2% la Germania più del 21,3% e noi solo il 4,2% e con la perdita di quasi un milione di posti di lavoro, come è stato ricordato il 1 Maggio dai tre sindacati e alla cerimonia del Quirinale dal Presidente della Repubblica Mattarella e dal ministro del lavoro Orlando. Ma come è stato ribadito dal provvedimento unico in materia ambientale è indispensabile una riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, una maggiore digitalizzazione per rendere più competitivo il nostro paese con una politica nazionale programmata e pianificata".

"Dalla lettura della mole di documenti, poco discussi e approvati nelle sedi istituzionali nazionali - prosegue Moschini- l’ambiente non è mai riferito anche a parchi e alle aree protette. Si tratta di una carenza abbastanza sorprendente e preoccupante, perché importanti leggi nazionali e regionali assegnano ai parchi l’obbligo di un piano, senza il quale essi non potranno esercitare alcun ruolo sul loro territorio. All’entrata in vigore della legge 394 del 1991 si disse infatti che il piano è il parco".
E’ noto, e non è certo un caso, che molti parchi non sono riusciti neppure dopo anni a dotarsi di un piano e che non pochi ma in troppi considerarono ancora inutile il piano per il parco, sebbene una recente indagine nazionale abbia dimostrato il contrario. Nei fatti i territori programmati da un piano, tutelati e protetti, sono stati premiati anche sul piano economico, mentre sono risultati penalizzati quelli affidatisi alle speculazioni sui loro territori. Il che conferma che il piano del parco deve esserci, ci vuole, e può premiare i territori protetti".

"Oggi  più che ieri  - sottolinea l'esperto- il piano del parco può e deve contribuire seriamente a quella integrazione del territorio senza la quale non c’è transizione ecologica che tenga. Finora però ha contribuito solo a far cambiare nome al ministero, e non è più il ministero dell’ambiente. Anche per questo bisogna essere chiari riguardo alla perdita di lavoro e salari. Secondo le tabelle Eurostat sulla composizione del Pil: salari e stipendi sono scesi in Italia del 7,4% contro una perdita del 3,4% in Francia e dell'1,3% in Germania. Ma la ricerca di un maggior lavoro per tutti deve passare per nuove competenze, e bisogna intenderci cosa vuol dire competenze. La digitalizzazione?".

"Certamente  - conclude Moschini- non devono confondersi le competenze con l’acquisizione di
abilità digitali, per le quali lo stare attaccati tutto il giorno a macchine per fare un’attività trasforma sempre più i soggetti in macchine, in oggetti, allontana tra loro le persone e ognuno dalla vera natura, quella dell’uomo come parte di una natura che lo include".

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