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Attualità Lunedì 27 Aprile 2026 ore 12:00

Le carte geografiche dell'Unipi esposte al pubblico

Apre la Cartoteca dell'Ateneo, tra copie uniche di atlanti inediti e carte del Settecento che spaziano dall'antica Persia sino al Granducato



PISA — Nella giornata di domani, martedì 28 Aprile, il Dipartimento di Civiltà e Forme del sapere dell'Università di Pisa spalancherà le porte della propria Cartoteca. Un'occasione unica per ammirare le antiche carte geografiche dell'Ateneo Pisano, che sarà arricchita, dalle 16, dalla presentazione del libro Map Talks. Dalla cartografia storica all'intelligenza artificiale geospaziale di Antonello Romano.

Il repertorio dell'Università pisana consta di migliaia di carte antiche, alcune addirittura risalenti al Settecento. E che tornano adesso visibili al pubblico. "Questo enorme patrimonio è in fase di sistemazione - ha spiegato Paolo Macchia, professore associato in Geografia - un tesoro che comprende tutta la base cartografica dell’Istituto Geografico Militare. ma che si è allargato con importanti elementi utili sia per la didattica che per la ricerca scientifica. Vediamo plastici, carte murali, carte tematiche e soprattutto gli atlanti, è un patrimonio che diventa accessibile e che diventa un patrimonio culturale della città. Non dimentichiamoci che Pisa aveva una delle maggiori scuole di geografia a livello nazionale".

Tra le carte spuntano quelle con i confini dell’antica Persia, l’estensione del Granducato di Toscana nell’Italia preunitaria e quelle che riportano le mire espansionistiche della Germania del Reich. Ma dagli armadi emergono anche gli alberi genealogici delle maggiori casate europee, i dettagli urbanistici di una Roma nella quale il Colosseo era quasi in periferia e i confini delle enclavi toscane nello Stato Pontificio.

"È molto importante la collezione di atlanti - ha concluso il professor Macchia - almeno 80 di questi volumi risalgono ad un periodo precedente al 1900 e circa 60 non erano presenti sul catalogo nazionale quindi risultano copie uniche. Alcuni di questi lo sono anche a livello internazionale non essendo reperibili nei cataloghi delle principali biblioteche nel mondo".


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