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Cronaca venerdì 02 luglio 2021 ore 11:30

Lockdown per Dpcm illegittimi, assoluzione per due

Il tribunale di Pisa

Multati perché trovati fuori casa a Cascina nel Marzo del 2020, per il giudice la dichiarazione di stato di emergenza non aveva fondamenti giuridici



PISA — "La delibera dichiarativa dello stato di emergenza adottata dal Consiglio dei ministri il 31 Gennaio 2020 è illegittima per essere stata emanata in assenza dei presupposti legislativi, in quanto non è rinvenibile alcuna fonte avente forza di legge, ordinaria o costituzionale, che attribuisca al Consiglio dei ministri il potere di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario. A fronte della illegittimità della delibera del Cdm del 31 Gennaio 2020, devono reputarsi illegittimi tutti i successivi provvedimenti emessi per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid 19".

Questo quanto si legge nella sentenza 419/2021 firmata dal giudice onorario Lina Manuali del Tribunale di Pisa. Con la quale due imputati, giunti in tribunale per il reato penale di aver violato il lockdown del Marzo 2020, sono stati assolti "perché il fatto non sussiste". I due, di origini nordafricane, furono fermati dai carabinieri di notte sulla Toscoromagnola a Cascina e invano fu il loro tentativo di fuga in scooter. Per il giudice, in sostanza, non può configurarsi reato la violazione di uno stato di emergenza varato, senza alcun fondamento giuridico, tramite un atto amministrativo come il Dpcm.

A chiedere l'assoluzione dei due imputati era stato, nel Marzo 2021, anche il pubblico ministero, ravvisando tuttavia la necessità del rinvio degli atti al Prefetto per le eventuali sanzioni amministrative. Uno dei due è stato comunque condannato a 4 mesi per aver forzato in scooter il posto di blocco dei carabinieri, provocando danni all'auto dell'Arma.

Della sentenza pisana si è occupata anche la rivista online Professione Giustizia, che ha ricordato pareri della Corte Costituzionale e altre sentenze di tribunali italiani che già erano andati nella stessa direzione. Tra le motivazioni della dottoressa Manuali, si sottolinea in particolare il passaggio in cui si fa riferimento alla mancanza di ciò che avrebbe giustificato i Dpcm, ovvero i pareri del Comitato tecnico e scientifico: "In sostanza - ha scritto la giudice -, è stata posta in essere tutta una situazione che di fatto non ha consentito la disponibilità stessa degli atti di riferimento, posti a base del provvedimento, con consequenziale invalidità dello stesso provvedimento".


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