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Lavoro martedì 29 giugno 2021 ore 15:20

"Ci dica il Comune come possiamo lavorare"

Foto di: Francesco Sinni

I gestori dei minimarket chiedono al sindaco un incontro: "Le ordinanze continue non ci consentono di lavorare ma anche noi siamo commercianti"



PISA — Sono circa 25 i minimarket del centro ormai allo stremo per le continue ordinanze restrittive varate dal Comune, per lo più mirate alle loro attività. Come racconta Md Mahfurzur Rahman, titolare di un minimarket in zona Stazione: "Prima le chiusure per il Covid, poi l'obbligo di chiusura alle 18 solo per i minimarket, ora l'ordinanza anti-alcol dalle 17: è un anno e mezzo che non riesco a lavorare. Vogliamo parlare con il sindaco e con l'ufficio al commercio, che il Comune ci spieghi qual è il problema e come possiamo lavorare. Noi vogliamo soltanto lavorare e così non possiamo andare avanti, siamo commercianti come tutti gli altri".

Md Mahfurzur Rahman

Alcuni gestori di questi negozi di prossimità, ora riuniti in un comitato, si sono travati questa mattina in piazza XX Settembre, davanti all'Urp, per chiedere ufficialmente un incontro con l'amministrazione comunale. "Con il nostro lavoro cerchiamo di dare da vivere a 150 persone, le nostre famiglie - ha spiegato un altro commerciante - ma con queste ordinanze, che cambiano di continuo, come facciamo? E dobbiamo anche pagare affitto, mutui, e come tutti paghiamo le tasse, ma così è impossibile".

Riguardo alla questione sicurezza in zona Stazione e in centro, Rahman dice che i minimarket sono semmai vittime e non causa: "La brutta gente che beve io cerco di mandarla via, di non dare loro da bere, ma sta alle forze dell'ordine fare qualcosa. Anche il Comune ha responsabilità, alla sicurezza devono pensare loro. Quando ci sono controlli la brutta gente non c'è, i clienti entrano e noi lavoriamo bene, non siamo noi il problema".

Sui volti di questi lavoratori, per lo più arrivati dal Bangladesh, si legge sofferenza, amarezza e delusione: tutti i sacrifici fatti per farsi una nuova vita a Pisa rischiano di andare vani, traditi dalla stessa città che ha accolto le loro famiglie. Nessuna rabbia ma tanta tenacia, che prende forza dalla umiltà e dalla dignità che contraddistinguono la loro proverbiale indole. E proprio con grande umiltà, tutti assieme, chiedono oggi a gran voce di poter parlare con gli amministratori, che finora non li ha mai né incontrati né ascoltati.

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