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Attualità sabato 17 novembre 2018 ore 20:31

Tangenziale, via tre arcate dell'acquedotto

Un frame del video pubblicato su Facebook dal sindaco Michele Conti

Smontarle per rimontarle altrove ed evitare la realizzazione del sottopasso. L'ipotesi progettuale in un video del sindaco



PISA — "Il tema vero è: vogliamo o no la tangenziale nord est? Noi vogliamo realizzarla e tutti sappiamo che deve attraversare l’acquedotto mediceo". Lo scrive su Facebook il sindaco di Pisa Michele Conti, che sul social ha pubblicato anche un video girato davanti all'antica struttura in cui affronta la questione: smontare alcune arcate per permettere il passaggio della tangenziale.

"Smontare e rimontare due-tre arcate dell’acquedotto, collocandole magari al centro di una nascitura rotatoria, penso che equivalga a valorizzare quel patrimonio - scrive il primo cittadino -Ci sono stati dei precedenti illustri a Pisa di smontaggio e rimontaggio di beni architettonici come la Chiesa della Spina. I soldi risparmiati nel fare un passaggio a raso invece che un sottopasso, peraltro di difficile realizzazione vista la conformazione del terreno e i rischi idrogeologici, permetterebbero di consolidare e valorizzare tutti i 6 chilometri di acquedotto mediceo, struttura storica che le precedenti amministrazioni hanno lasciato cadere in pezzi".

Sulla questione qualche giorno fa il Pd pisano è intervenuto su Facebook, bocciando l'ipotesi progettuale: "L'acquedotto mediceo - si legge sul post dell'Unione comunale del partito- va tutelato e non demolito".

"La variante Nord-Est  - aggiunge il Pd -è un'opera essenziale e può e deve essere realizzata salvaguardando l'acquedotto".

Dura anche la posizione di Diritti in comune, di cui fanno parte Prc, Possibile e Una città in comune: "Purtroppo - si legge sulla pagina Facebook del gruppo consiliare - ieri con il Pd ed oggi con la Lega e i suoi alleati, il problema rimane il medesimo: si considera il territorio in funzione della grande opera di turno anziché il contrario. Non si fanno le opere perché servono ma perché vanno fatte, e il territorio, con le sue fragilità e la sua bellezza si deve adeguare, costi quel che costi".

Sul tema è intervenuta anche la soprintendenza: "L'acquedotto è un bene vincolato - precisa il direttore Andrea Muzzi - ma siamo disposti ad avviare un approfondito confronto sull'ipotesi progettuale del Comune, anche se il pessimo stato di conservazione di un bene non può essere un discrimine per autorizzarne una demolizione anche solo parziale".

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