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Cultura lunedì 02 gennaio 2017 ore 10:25

Quella rocca che ispirò Goldoni

La rocca di Ripafratta

Lo scrittore veneziano, durante il suo soggiorno a Pisa, utilizzò il nome di Ripafratta per il Cavaliere de La locandiera



PISA — Fu durante il soggiorno a Pisa, dal 1744 al 1748, che Carlo Goldoni pensò al Cavaliere di Ripafratta. Il celebre personaggio de La locandiera, è ispirato al politico fiorentino Giulio Rucellai, ma l’autore, per conferirgli una veste narrativa, che non lo riconducesse direttamente al nobile toscano, immaginò che potesse provenire proprio da quella fortezza che segna il confine tra Pisa e Lucca.

Ma facciamo un passo indietro. Nel periodo pisano, lo scrittore veneziano frequentava spesso la città delle Mura per discutere cause giudiziarie, per assistere a spettacoli teatrali e perché là risiedevano alcuni amici. Ed è proprio durante il viaggio in diligenza che la sua attenzione venne catturata dalla rocca che sovrasta il paese di Ripafratta. Il luogo, infatti, si impone per bellezza. I retaggi del passato sembrano in perfetta sintonia con una natura che mantiene immutati ed esalta i caratteri di epoche lontane: estensioni boschive, rocce, asperità, scoscesi e costruzioni abbandonate. Il castello medievale sul colle Vergario diventa così il luogo ideale da cui far provenire il protagonista della commedia. L’opera, pur ispirandosi per gli aspetti stereotipati di alcuni personaggi alla commedia dell’arte, possiede i tratti della rivoluzione teatrale goldoniana: il racconto delle classi sociali, l’arguzia, il senso gaudente dell’esistenza. I nobili sono trattati come residui di un passato morente e hanno nei loro caratteri la vanagloria, l’ipocrisia e l’atteggiamento millantatore. Il Cavaliere di Ripafratta, vittima come gli altri personaggi dell’avvenenza e del vitalismo di Mirandolina, diventa l’espressione attoriale della rocca sulla quale il commediografo aveva lungamente sognato. È decadente, burbero, misogino e incapace di dire la verità. Il periodo pisano fu per Goldoni fondamentale non solo per l’attività professionale, ma anche per i contatti che ebbe in un contesto culturale vivace. Per questo i luoghi toscani, Lucca, Pisa e Ripafratta, rimasero a lungo nella sua memoria e nei sui ricordi.

Viola Luti
© Riproduzione riservata


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