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Attualità mercoledì 12 maggio 2021 ore 13:31

La riabilitazione motoria è in 3d

Un dispositivo messo a punto dai ricercatori dell’università di Pisa consente di acquisire l’anatomia degli arti superiori in tre dimensioni



PISA — Il primo strumento mai realizzato per acquisire in 3d l’anatomia degli arti superiori parla pisano. Il dispositivo è stato messo a punto dai ricercatori dell'università di Pisa nell'ambito del progetto europeo Prime - Vr2 coordinato dallo stesso ateneo.

“Attualmente l’acquisizione dell'anatomia degli arti, che include morfologia, capacità motoria e forza muscolo-scheletrica, viene fatta a mano utilizzando semplici strumenti: righe per la forma, goniometri per i movimenti e dinamometri per le forze”, spiega il professore Sandro Barone del dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’ateneo pisano.

E sempre manuale, mediante l’uso di stampi di gesso, è anche la realizzazione di dispositivi medici personalizzati da far indossare ai pazienti nel corso della riabilitazione. Ma come sottolineano dall’Università di Pisa, si tratta di procedure che richiedono tempo e la cui accuratezza dipende molto anche dalla capacità dei singoli operatori. La struttura ad anello dotata di sensori Rgb-d realizzata dal team dell’ateneo pisano è dunque una risposta a queste criticità.

Acquisire l’anatomia degli arti superiori, spiega l'ateneo, è una procedura indispensabile nelle terapie riabilitative dei pazienti reduci da infarto o che soffrono di lesioni sportive.

“Grazie al nostro sistema – conclude Barone – l’acquisizione dell’anatomia degli arti superiori è più veloce, meno complessa e più precisa e consente di progettare dispositivi altamente personalizzati partendo dai dati digitali acquisiti. Questa tecnologia consente infine di risolvere due importanti problemi, ovvero la difficoltà di acquisire la forma delle mani che talvolta non possono essere mantenute in posizione fissa a causa della condizione del paziente, e la presenza di dati artefatti dovuti a movimenti involontari”.

Il team dell’Università di Pisa coinvolto nella realizzazione del dispositivo e nel progetto è composto da Sandro Barone, Armando Razionale, Paolo Neri, Alessandro Paoli e Francesco Tamburrino.

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