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Politica domenica 08 novembre 2026 ore 11:00

Rinnovabili, La Città Ecologica critica la Regione

L’associazione contesta i ritardi della Toscana sulle FER e propone modifiche alla legge regionale: obiettivi mensili, meno vincoli e più agrivoltaico



PISA — La proposta di legge regionale sulle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili deve essere modificata per accelerare la transizione energetica. È la posizione dell’associazione ambientalista La Città Ecologica di Pisa, che ha inviato una serie articolata di osservazioni sulla proposta di legge regionale n. 54 dell’8 Giugno 2026.

Il punto di partenza è il ritardo accumulato dalla Toscana. Secondo i dati Terna riportati nel documento, nel 2025 la regione avrebbe dovuto raggiungere 3.384 MW di potenza da fonti rinnovabili, partendo dai 2.365 MW installati alla fine del 2020. Il dato si sarebbe invece fermato a 3.177 MW. Nei primi nove mesi del 2026, a fronte di 318,75 MW da installare, ne sarebbero stati realizzati 220,70.

“La Regione Toscana è indietro sulla strada della Transizione Energetica”, scrive La Città Ecologica. “È un ritardo che tutti coloro che hanno a cuore le sorti del pianeta e il contrasto ai cambiamenti climatici, essi sì distruttivi del paesaggio, dell’agricoltura, della biodiversità e, in prospettiva, della stessa vita, non possono che impegnarsi a recuperare velocemente”.

L’associazione lega il tema anche alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

“Anche chi ha a cuore l’indipendenza energetica del paese non può che impegnarsi a ridurre fortemente, fino in prospettiva ad azzerare, l’uso dei combustibili fossili e puntare tutto sull’energia pulita da sole e vento, le uniche risorse energetiche di cui dispone l’Italia”.

Da qui la prima richiesta: inserire nelle premesse della legge regionale il riconoscimento del ritardo e l’impegno a recuperarlo. La Città Ecologica propone poi un obiettivo mensile regionale di nuova potenza installata.

Secondo i calcoli dell’associazione, per arrivare nel 2030 a 6,6 GW complessivi di potenza rinnovabile servirebbero circa altri 3 GW in 51 mesi, cioè 58,9 MW al mese. Un ritmo molto superiore alla media registrata finora.

“Questo è l’obiettivo mensile minimo che la Regione Toscana deve darsi, individuando la struttura regionale che abbia il compito di monitorare l’andamento a partire dai dati TERNA, proponendo i necessari aggiustamenti nel caso di scostamenti”.

La distanza rispetto al ritmo attuale, sottolinea l’associazione, è rilevante: “Quei 58,9 MW sono una potenza mensile mai raggiunta in Regione Toscana. Negli ultimi 12 mesi la potenza media mensile installata è stata di 23,6 MW, molto meno della metà”.

La legge sulle aree idonee, secondo La Città Ecologica, dovrebbe quindi rappresentare lo strumento per accelerare.

“La Legge Regionale sulle Aree Idonee deve essere lo strumento in grado di far compiere alla regione quel balzo in avanti necessario per raggiungere l’obiettivo, se realmente si crede nella necessità del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050”.

L’associazione ritiene inoltre che il problema non sia la mancanza di progetti.

“L’obiettivo è pienamente raggiungibile, dato che sono ancora ferme in istruttoria presso gli uffici regionali richieste di installazione per ben 5398,43 MW; quindi non è dal fronte della ‘domanda’ che c’è il problema ma dal fronte della ‘risposta’”.

Tra i punti contestati ci sono anche alcune norme sull’agrivoltaico. La Città Ecologica chiede di eliminare dal testo regionale le definizioni già previste dalla normativa nazionale, osservando che “potrebbero oltre tutto configurarsi profili di illegittimità dal momento che il legislatore statale ha già normato quegli impianti e non ha delegato alle regioni ulteriori specificazioni”.

Critiche anche ai limiti previsti nelle aree vicine alle strade regionali a doppia carreggiata e alle ferrovie. L’associazione condivide la distanza minima dagli edifici residenziali, ma non il tetto di potenza.

“Mentre la distanza minima da un edificio residenziale è condivisibile, non lo è il limite della potenza installabile. Su una profondità di 300 metri significa imporre un limite lineare all’impianto di circa 50-60 metri senza che vi sia nessuna motivazione razionale per farlo”. La richiesta è quindi “eliminare il limite di potenza o, in subordine, portare a 10 MW il limite”.

Per l’agrivoltaico viene contestata anche la necessità di un programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale.

“È una condizione che tende a appesantire l’iter e quindi a scoraggiare la realizzazione di impianti agrivoltaici quando è indispensabile ed urgente incentivarlo”, sostiene l’associazione.

La Città Ecologica chiede inoltre di intervenire sulle aree agricole abbandonate. Nel documento vengono richiamati i 215.490 ettari di superficie agricola utilizzata persi tra il 2000 e il 2020.

“Su tali aree occorrerebbe puntare fortemente, altro che porre limitazioni di potenza agrivoltaico installabile”.

Un altro nodo riguarda il limite regionale dell’1% della SAU indicato per le aree idonee all’agrivoltaico. L’associazione propone di portarlo al 2%.

“Considerato che da nostre stime sulla occupazione di superfici per impianti agrivoltaici necessari alla Toscana per raggiungere l’obiettivo del NetZero al 2050 sono necessari tra il 4 e il 5% dell’attuale SAU, proponiamo di portare il limite della percentuale di SAU da dichiarare idonea al 2%, percentuale del tutto accettabile e compatibile con lo sviluppo dell’attività agricola e pastorale”.

La Città Ecologica chiede poi che la Regione mantenga un ruolo diretto anche nella possibilità di aumentare le percentuali comunali e propone obiettivi specifici per Comuni e Province.

“Sarebbe a nostro avviso necessario che la legge regionale in discussione fissasse degli obiettivi da raggiungere anche a livello del singolo comune e della singola provincia o città metropolitana, con l’introduzione di premialità e penalizzazioni”.

Infine il tema del consumo di suolo. Richiamando il rapporto ISPRA 2026, l’associazione sottolinea che il fotovoltaico a terra ad alta densità viene classificato come “consumo di suolo reversibile”, mentre l’agrivoltaico a bassa densità rientra tra le “altre coperture rilevate ma non incluse nel consumo di suolo”.


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