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Attualità Lunedì 21 Settembre 2026 ore 09:21
Studio Stella Maris pubblicato sull'European Journal of Neurology

L’indagine su 167 professionisti italiani misura consapevolezza e timori. Bartolini, “Servono dati per proteggere meglio i pazienti”
PISA — Quanto sono consapevoli i professionisti che si occupano di epilessia dei possibili effetti del cambiamento climatico sui loro pazienti? È la domanda al centro di uno studio guidato da Emanuele Bartolini, responsabile del Laboratorio di Epilessia e Neurofisiologia clinica dell’Irccs Fondazione Stella Maris.
Il lavoro, intitolato Climate Change: A National Survey on Viewpoints of Italian Epilepsy-Care Professionals, è stato pubblicato sull’European Journal of Neurology. La ricerca non misura direttamente un aumento delle crisi causato dal cambiamento climatico, ma analizza consapevolezza, timori e preparazione degli specialisti italiani.
Lo studio è stato condotto attraverso un questionario anonimo online diffuso mediante reti professionali e società scientifiche. Hanno partecipato 167 professionisti, in prevalenza neurologi, neuropsichiatri infantili ed esperti di epilessia provenienti da diverse aree del Paese.
Tutti gli intervistati hanno dichiarato di riconoscere che il riscaldamento globale è in corso. Il 100% ha valutato come moderato o grave il possibile impatto sulle generazioni future, mentre l’84,3% ha espresso una preoccupazione moderata o grave per la salute dei propri pazienti.
Quasi tutti, il 99,4%, sostengono la necessità di una formazione professionale continua sul rapporto tra clima e salute. L’88,6% ritiene utili materiali informativi destinati ai pazienti e il 97% considera importanti linee guida sulla sostenibilità nei luoghi di lavoro. I dati indicano quindi una forte richiesta di strumenti e formazione, senza però stabilire che quelli attualmente disponibili siano già sufficienti.
Sul piano personale, il 93,3% dichiara di riciclare più frequentemente. Il passaggio dalla consapevolezza alle pratiche istituzionali appare invece più lento. Soltanto il 46,1% riferisce l’impiego della telemedicina nel proprio luogo di lavoro, mentre il 42,6% non segnala iniziative legate alla mobilità sostenibile.
“Questo studio conferma la percezione che ci sia un legame tra cambiamento climatico ed epilessia attraverso il vissuto degli specialisti nella loro pratica clinica quotidiana”, ha detto Emanuele Bartolini.
“I legami tra cambiamento climatico ed epilessia sono probabilmente multifattoriali, complessi e spesso indiretti, il che rende difficili le previsioni. Ulteriori dati mirati, come quelli che emergeranno da studi attualmente in corso o appena conclusi, ci aiuteranno a identificare i meccanismi sottostanti a livello sistemico, cellulare e molecolare e ci consentiranno di sviluppare prove a supporto di metodi di mitigazione, per fare di più per proteggere le persone con epilessia dagli effetti del cambiamento climatico”, ha aggiunto Bartolini.
Il ricercatore della Stella Maris è anche responsabile del gruppo di studio Climate Change della Lega italiana contro l’epilessia, che ha partecipato al lavoro insieme a specialisti di diversi istituti italiani.
I possibili collegamenti tra condizioni climatiche ed epilessia possono seguire percorsi differenti. Temperature elevate e stress da calore possono aumentare la temperatura corporea e l’eccitabilità neuronale, abbassando la soglia delle crisi nei soggetti predisposti. Gli stessi ricercatori sottolineano però che gli studi sistematici sull’uomo sono ancora insufficienti.
Anche disidratazione, sudorazione intensa e conseguenti squilibri metabolici possono rappresentare fattori di rischio. Il caldo notturno può inoltre peggiorare la qualità del sonno, mentre stress e stanchezza sono già conosciuti come possibili elementi capaci di favorire le crisi.
Gli eventi meteorologici estremi possono produrre anche effetti indiretti. Blackout e interruzioni dei servizi possono rendere più difficile conservare correttamente i farmaci o raggiungere le strutture sanitarie. Infezioni e febbre possono costituire ulteriori fattori pro-convulsivi, soprattutto in età pediatrica.
Tra le ipotesi ancora da approfondire c’è infine quella relativa al microbiota intestinale. I cambiamenti climatici e ambientali potrebbero modificarne l’equilibrio e influenzare processi infiammatori collegati al cervello. Al momento, tuttavia, mancano dati diretti sull’uomo capaci di dimostrare che alterazioni climatiche del microbiota provochino un peggioramento delle crisi epilettiche.
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