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Politica lunedì 10 febbraio 2020 ore 06:30

Un comitato contro ogni autonomia differenziata

E' nato anche a Pisa in un'assemblea pubblica alla presenza di membri del “Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata”



PISA — Venerdì 7 febbraio, alla Stazione Leopolda di Pisa, si è tenuta l’assemblea pubblica “Autonomia differenziata: se la conosci la eviti”, con la partecipazione di oltre cinquanta persone e la presenza di alcuni esponenti del sindacali (FLC-CGIL, Gilda, Cobas Scuola), che sono intervenuti durante il dibattito.

Marina Boscaino (un’insegnante) e Loretta Mussi (una medica) del “Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata”, presenti come relatrici, hanno illustrato le conseguenze di un provvedimento che potrebbe essere approvato in tempi molto brevi.

L’assemblea è stata promossa dalle tre liste che compongono la Coalizione “Diritti in Comune”: Una città in comune, Rifondazione Comunista e Pisa Possibile. Durante l’assemblea è stato costituito il “Comitato di Pisa contro ogni Autonomia Differenziata” che intende continuare questa battaglia cruciale contro l’autonomia differenziata, con ulteriori iniziative e mobilitazioni sul territorio.

"Con l'Autonomia Differenziata rischiamo la dissoluzione della Repubblica Italiana in 20 staterelli - mettono in guardia dal neonato comitato -: le 20 Regioni attuali. Un provvedimento di natura “secessionista”, voluto da questo governo e dai precedenti, che intende attribuire alle Regioni a statuto ordinario competenze legislative oggi dello stato (e quindi uguali da sud a nord), su moltissime materie: Scuola, Sanità, Trasporti, Ambiente, Servizi, contratti di lavoro (che diventerebbero regionali); materie sulle quali avremmo 20 sistemi diversi in ciascuna regione. Veneto, Lombardia e Piemonte guidate dalla Lega e l’Emilia Romagna guidata dal PD (ma altre regioni si stanno aggiungendo), hanno chiesto questa ampia autonomia e la possibilità di gestire in proprio i fondi legati a ciascuna materia: una sorta di “secessione dei ricchi” delle regioni a più alto reddito. Un progetto “secessionista” sostenuto in modo trasversale da molte forze politiche: lo stesso Bonaccini, governatore PD appena rieletto in Emilia Romagna, dopo le elezioni regionali ha rinnovato al Governo la richiesta di andare avanti rapidamente".

"Se il progetto si dovesse realizzare sarebbe molto difficile tornare indietro - concludono - e i cittadini italiani avrebbero risorse, diritti e servizi diversi a seconda della regione in cui sono residenti, con un forte aumento delle diseguaglianze e una riduzione del livello di sanità, istruzione, trasporti, servizi (ulteriormente privatizzati); e con la riduzione dei loro diritti come lavoratrici e lavoratori, col passaggio ai contratti regionali ed un aumento della precarietà. Si vuole far passare il provvedimento in tempi rapidi parlandone il meno possibile, e presentando come “autonomia differenziata soft”, “cooperativa e solidale”, la regionalizzazione che questo governo vuole approvare con la Legge quadro Boccia. Non è affatto così: se si avvia il processo non sarà possibile mettere argine alla dissoluzione della Repubblica italiana e alle richieste di autonomia legislativa e finanziaria delle singole regioni che la chiederanno. Per questo è necessario opporsi a ogni forma di autonomia differenziata e alla Legge quadro Boccia con cui vogliono farla passare".


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