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Politica venerdì 19 giugno 2015 ore 15:10

Residenza in via Da Buti, la Peba cita il Comune

il consigliere comunale Ciccio Auletta (Una città in Comune -Prc)

Una città in Comune-Prc: "I lavori sarebbero costati 2,5 milioni in più del previsto. Se fosse vero l'amministrazione dovrebbe attingere al bilancio"



PISA — Appaltata a fine 2008 e conclusa, con due anni e mezzo di ritardo, a fine 2012, la residenza sperimentale di via F. Da Buti si trova al centro di un contenzioso che vede protagonisti la Peba e il Comune.

La ditta realizzatrice avrebbe infatti citato in giudizio Comune per questioni riguardanti i costi dell'opera. Almeno secondo quanto riferito dal gruppo consiliare Una città in comune - Prc, che racconta così i fatti:

"Appena consegnato il cantiere infatti, si sono verificati i primi problemi a causa di una situazione del sottosuolo differente da quella posta a base della progettazione preliminare: si è scoperta (ancora una volta!!!) la presenza della falda nel sottosuolo pisano. Ancora più grave risulta la scoperta del collettore fognario di Pisa sud". 

"Come è possibile che il Comune di Pisa non ne fosse a conoscenza? -si chiedono ora gli esponenti politici d'opposizione- Questa nuova situazione ha prodotto una necessità di rivedere le lavorazioni previste e quindi i costi associati. Emerge quindi, come in altre occasioni, una chiara incapacità della nostra amministrazione di realizzare gli studi propedeutici alla progettazione e ai capitolati d'appalto, compito estremamente importante per il regolare svolgersi dei lavori".

Ma, a detta del gruppo consiliare ci sarebbe anche un altro problema: "la superficialità (o incapacità) nei controlli. La ditta infatti, dopo aver concluso i lavori ha presentato ben 12 Riserve all'Amministrazione che sommate insieme ammontano a quasi 2,5 milioni di euro di maggiori lavorazioni, anticipo spese, e altro ancora. Come è possibile che il Comune non si sia accorto di tutto questo durante i lavori? La conseguenza di ciò è il rischio che, nel caso in cui avesse ragione il privato, il Comune dovrà reperire quella somma nel suo bilancio sottraendoli ad altre voci: che sommati a quelli relativi a Piazza Vittorio Emanuele (2,9 Milioni) fanno quasi 5 Milioni e mezzo da trovare. Una volta conclusa la fase di adeguamento, l'amministrazione avrebbe poi tentato di risanare la situazione con verbali retrodatati, che la ditta si sarebbe rifiutata di firmare".

secondo Una citttà in Comune - Prc "se questo venisse confermato sarebbe di una gravità inaudita e metterebbe in discussione non solo l'operato di un singolo funzionario, ma dell'intera macchina amministrativa che gestisce l'esecuzione delle opere pubbliche. Noi pretendiamo che la Giunta faccia immediatamente chiarezza, a prescindere dai tempi giudiziari (l'udienza è fissata per il 21 Ottobre 2015), perché la situazione è allarmante da un punto di vista politico e della capacità di governo".

Il gruppo consiliare ha intenzione di portare la questione all'attenzione del Consiglio e della Prima commissione di Controllo e Garanzia, "perché siano fatti tutti gli accertamenti del caso e si capisca come sia stata possibile una gestione tanto superficiale dell'appalto".


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