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Imprese & Professioni domenica 26 luglio 2020 ore 15:55

​Fase 3: le aziende preferiscono lo smart working anche dopo la riapertura

Grandi e piccole aziende dopo aver provato, forzatamente, lo smart working, lo hanno preferito alla riapertura



TOSCANA — Problemi di riorganizzazione, paura del contagio, necessità di continue operazioni di sanificazione: sono questi i fattori che hanno spinto moltissime aziende con sede in provincia di Pisa a prolungare lo smart working anche dopo il lockdown. Questa tendenza è evidenziata dai tanti dati raccolti che parlano chiaro: grandi e piccole aziende dopo aver provato, forzatamente, lo smart working, lo hanno preferito alla riapertura.

Le ragioni della mancata riapertura

Molte sono le ragioni per cui moltissime imprese e aziende hanno preso la decisione di lasciare i dipendenti in smart working. Per iniziare, aprire costa! Ci sono una serie di costi fissi da fronteggiare come l’affitto dei locali, le utenze e così via. I debiti possono essere affrontati solo se ci sono delle entrate che, negli ultimi mesi di emergenza sanitaria, ovviamente sono calate. La situazione economica e il commercio devono ancora decollare e le previsioni dicono che quest’anno il Paese arrancherà sul lato economico perciò molti per evitare difficoltà economiche, mancata liquidità, bancarotta scelgono di prolungare lo smart working anche dopo la fine del lockdown.

Lo smart working permette di abbattere i costi fissi di uno o più reparti dell’impresa senza però interrompere la regolare attività. È evidente che le spese dei reparti amministrativi, in primis, sono calate grazie alla possibilità del telelavoro. Per ridurre i costi, molte aziende hanno deciso di tagliare sulle forniture: con gli uffici fermi, molti prodotti non servono. Per risparmiare ulteriormente molti hanno detto che il toner per la stampante lo compro online per ridurre i costi.

Tuttavia, non è detto che tutti i dipendenti siano a casa ma piuttosto si recano sul posto di lavoro scaglionati. È un ottimo sistema per limitare i contatti tra le persone e rendere più facili le dovute operazioni di sanificazione periodica. Con un ufficio attivo a pieno regime potrebbe essere complicato garantire la sicurezza sanitaria; il telelavoro aiuta le imprese a occuparsi adeguatamente della sanificazione.

I problemi per i lavoratori

Se da una parte le aziende hanno preferito lo smart working, per diverse famiglie di lavoratori la scelta sarebbe stata diversa. Restare a casa, anche alcuni giorni a settimana, non è così pratico come potrebbe sembrare. Molti hanno un solo computer a casa che magari serve anche al coniuge, pure lui in telelavoro. Non è detto che ci sia l’opportunità di allestire un piccolo ufficio domestico con il rischio di continue distrazioni e interruzioni.

Inoltre, con la chiusura delle scuole prima e dei contri estivi poi, la maggior parte ha i figli a casa. Il carico di lavoro si somma a quello di cura dei figli, diventando difficile da sostenere a lungo. È vero che sono presenti degli incentivi per assumere dei babysitter ma accedervi per moltissime famiglie è una vera impresa titanici che ha fatto desistere i più, costringendo le famiglie ad arrangiarsi e risolvere con l’aiuto degli nonni. 



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