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Lavoro giovedì 02 gennaio 2014 ore 17:14

"Troppe garanzie alle banche e poca liquidità", ecco come muore un'azienda

La denuncia di Confcommercio di Pisa: a rischio migliaia di piccole e medie imprese



PISA — "Credito a singhiozzo, condizioni peggiorate, investimenti azzerati, falcidiati i prestiti alle famiglie". Ecco perché Federico Pieragnoli, direttore di ConfcommercioPisa, spera in un 2014 diverso.

"Tutti gli indicatori – spiega - dimostrano che anche nel corso del 2013 si è registrata una ulteriore contrazione del credito al sistema produttivo e alle imprese della provincia. Le imprese denunciano una aumentata richiesta di garanzie da parte delle banche, l'aumento dei tassi di interesse e dei costi per commissioni. È soprattutto la mancanza di liquidità che che spinge le imprese locali a ricorrere a crediti di breve termine, proprio per sopperire a esigenze urgenti".

Tutto questo mentre, prosegue Pieragnoli, "si riduce la quota di imprese che vogliono investire a breve e medio termine. Bastano questi elementi a far capire che senza una decisa e siginficativa inversione di rotta, si rischia di condannare a morte certa altre migliaia di imprese. Come associazione, grazie al Centro Fidi Terziario, solo nel 2013 abbiamo contro-garantito prestiti per oltre 40 milioni di euro e contestualmente, a livello provinciale, sono aumentate del 5% la di imprese che hanno utilizzato un Confidi. Per il nuovo anno ci aspettiamo un impegno maggiore da parte delle istituzioni, mentre gli istituti bancari debbono dimostrare una maggiore elasticità nella concessione dei finanziamenti e più attenzione alle peculiarità del tessuto impreditoriale locale".

Secondo ConfcommercioPisa, il credito alle imprese della provincia si è contratto (-0,4%), colpendo soprattutto le piccole imprese, i cui prestiti risultavano in contrazione del 2,3%, contro una media regionale ancora peggiore (-2,8%).
Il 50% delle Pmi provinciali hanno dichiarato di avere difficoltà di accesso al credito: il 90% di loro ha dichiarato la richiesta da parte delle banche di maggiori garanzie, l'88% l'aumento dei tassi di interesse, il 64% l'allungamento dei tempi di analisi delle pratiche, il 74% minori concessioni di credito/scoperto, il 55% spese e commissioni bancarie. I motivi del ricorso all'indebitamento sono la gestione dell'attività corrente per il 76% delle Pmi provinciali, la ristrutturazione aziendale per il 36%, ristrutturazione del debito per il 16%, gli investimenti per il 26%.

La qualità del credito, migliore rispetto alla media regionale, è comunque compromessa dall'aumento dei prestiti deteriorati per effetto della prolungata recessione. A metà 2013, il flusso dei nuovi prestiti in sofferenza in rapporto all'ammontare complessivo dei prestiti, ha raggiunto il 4,5%, comunque un punto al di sotto rispetto allo stesso dato regionale (5,7%).
A Pisa, più che in regione o in Italia, la raccolta, con riferimento ai soli depositi, è garantita dalle banche piccole o minori: la diffusione di operatori bancari a Pisa è la più elevata in Toscana (68,9 sportelli ogni 100mila abitanti), seconda solo a Siena.
In provincia di Pisa, il volume della raccolta resta leggermente sottodimensionato rispetto a quello della regione: nel dato provvisorio di giugno 2013 corrisponde a 24.900 euro per abitante contro i 26.400 della media regionale. Differenza dovuta soprattutto alla componente delle imprese, meno capaci, in un periodo di crisi, ad accantonare risorse in depositi e obbligazioni.



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