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Attualità Giovedì 04 Giugno 2026 ore 11:11

Tumore raro, operato e salvato in extremis a Pisa

Paziente ultraottantenne giudicato inoperabile altrove trattato con una complessa chirurgia epatica all'Aoup in urgenza.



PISA — Un intervento chirurgico di altissima complessità eseguito all'Azienda ospedaliero-universitaria pisana ha consentito di offrire una nuova prospettiva di cura a un paziente toscano ultraottantenne affetto da colangiocarcinoma perilare, una forma particolarmente aggressiva di tumore delle vie biliari.

L'uomo era stato inizialmente giudicato non operabile e già indirizzato verso un trattamento palliativo. La sua situazione clinica era aggravata dall'età avanzata, dall'ittero e dall'estensione della malattia, elementi che avevano portato a escludere la chirurgia tradizionale. Dopo un secondo consulto all'Aoup, il caso è stato invece preso in carico dal gruppo multidisciplinare della Sezione dipartimentale di Chirurgia epatica del risparmio d'organo diretta da Lucio Urbani.

Gli specialisti pisani hanno valutato che la neoplasia fosse ancora aggredibile chirurgicamente attraverso una tecnica innovativa di risparmio d'organo. La strategia ha consentito di asportare soltanto la parte centrale del fegato e la via biliare interessata dal tumore, preservando il resto dell'organo e ricostruendo successivamente le vie biliari.

L'operazione è stata organizzata in regime di urgenza per evitare che l'evoluzione della malattia compromettesse definitivamente la possibilità di intervenire. Il percorso ha coinvolto chirurghi, oncologi, radiologi, anestesisti, infermieri e personale tecnico in una corsa contro il tempo per garantire al paziente una possibilità di cura radicale.

L'intervento è durato oltre quindici ore. I chirurghi hanno rimosso circa il 20 per cento del fegato, pari a 350 centimetri cubi di tessuto. Dopo un ricovero di 33 giorni il paziente è stato dimesso con valori di bilirubina tornati nella norma. A tre mesi dall'operazione gli esami di controllo non hanno evidenziato segni di malattia residua.

"Se non fosse un caso che ho gestito personalmente – ha detto Lucio Urbani – non riuscirei a credere a questa notizia perché per un paziente ultraottantenne si tratta forse della chirurgia più complessa che si possa immaginare, e per di più in regime di urgenza".

Il direttore della Chirurgia epatica del risparmio d'organo ha evidenziato il ruolo determinante del lavoro di squadra. "Ma la differenza tra il rischio e il reale verificarsi dell’evento avverso la fanno le risorse umane e la preparazione in tutto il percorso di cura. La tecnica chirurgica non sarebbe nulla senza la competenza e la dedizione di tutte le professionalità del nostro gruppo. In questo caso sono particolarmente grato agli infermieri e agli operatori sanitari della corsia chirurgica, che sono stati in grado di mantenere alta la motivazione del paziente alle cure durante tutto il mese di ricovero", ha aggiunto.

Secondo l'Aoup, il caso rappresenta un ulteriore esempio delle potenzialità della chirurgia epatica del risparmio d'organo sviluppata a Pisa, una metodologia che consente di ampliare le possibilità terapeutiche anche in pazienti considerati ad altissimo rischio e che continua ad attirare l'attenzione della comunità scientifica internazionale.


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