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lunedì 27 maggio 2019

Attualità mercoledì 12 agosto 2015 ore 14:05

I migranti: "Vogliamo fare qualcosa per il paese"

Il Sindaco Taglioli e l’assessore Bertini incontrano tre ragazzi del Mali. Diarra, Soumaila e Mamadou raccontano le loro storie



VICOPISANO — Si chiamano Diarra, Soumaila e Mamadou, hanno 23, 30 e 25 anni, provengono dalla capitale del Mali, Bamako e sono i tre profughi attualmente accolti nel Comune di Vicopisano. Ragazzi solari, sorridenti e pieni di voglia di fare. “A Vicopisano ci troviamo bene, le persone sono gentili ed è un posto bello e tranquillo, noi abbiamo bisogno di tranquillità”. Però basta parlare un attimo del loro viaggio per arrivare fino qui, poche battute, e la voce si spezza. Parlano un buon italiano, ma certe emozioni vengono fuori solo in francese e in bambara, la loro lingua. 

Si passa in un attimo dal desiderio di tornare a giocare a calcio, Mamaodou si entusiasma dicendo che il suo riferimento è Pirlo, ai ricordi dei recenti conflitti, della violenza, di dolori per niente sopiti. Qualche colpo di tosse per cambiare discorso, gli occhi bassi. “Abbiamo voglia di impegnarci, di essere attivi in questo paese che ci ospita”, dicono tutti e tre. 

Tornano i sorrisi. A Bamako Mamadou studiava all’università e faceva qualche lavoretto per mantenersi agli studi, Diarra aggiustava le biciclette, Soumaila era un meccanico e imbianchino: "Ma sappiamo fare molte cose, ci adattiamo”.

Il Sindaco Juri Taglioli, l’Assessore alle Politiche Sociali Valentina Bertini e la responsabile dell’Ufficio Sociale Federica Nardi gli illustrano nei dettagli il protocollo della Regione Toscana, sottoscritto dalla Società della Salute e accolto anche dal Comune di Vicopisano, che prevede l’impiego volontario dei profughi nelle associazioni di volontariato del territorio e i sorrisi aumentano, sono contenti di darsi da fare, di vedere gente, di farsi degli amici.

A Bamako non si conoscevano, si sono incontrati in Italia, prima erano ospiti a Pisa e poi a Pontasserchio e ora sono inseparabili. “Siamo un po’ una famiglia”, dice Mamadou. “Per venire qui abbiamo fatto lunghi viaggi, attraversando Algeria e Libia, ci abbiamo messo circa quattro mesi”. 

Fa capolino di nuovo la malinconia e allora si cercano argomenti che possano scacciare ogni sensazione negativa. L’Assessore Bertini dice: “tra pochi giorni potrà iniziare questo vostro impegno nelle associazioni, sul territorio, godetevi per qualche giorno l’estate e poi si comincia, potreste andare qualche volta al mare”. Pensando che il Mali non ha sbocchi sul mare e che l’estate, semplicemente, può essere più bella in spiaggia. “No, il mare no, non voglio più vederlo”, dice Mamadou.



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