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Cronaca venerdì 18 aprile 2014 ore 19:13

"Zakir tra le prime persone che ho conosciuto qui"

Il ricordo di chi conosceva il cameriere e la rabbia composta di una comunità, quella bengalese, che a Pisa conta 1.400 persone



PISA — “Verità e giustizia per Zakir Hossain”. Queste le richieste della comunità bengalese per il 34enne morto lo scorso martedì a seguito di un’aggressione subita domenica notte. Alla manifestazione di oggi sono stati in molti a partecipare chiudendo le attività e scendendo in piazza per chiedere maggiore sicurezza. Aperto un conto corrente bancario per donare un contributo alla famiglia della vittima.

Numerosi sono stati i rappresentanti istituzionali ad aver preso parte all’evento per dimostrare solidarietà alla comunità bengalese, che a Pisa conta circa 1.400 persone.

Tra questi il consigliere comunale Riccardo Buscemi, l’assessore alla cultura Dario Danti e il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, che ha commentato: “La giornata di oggi è stata organizzata con l’intento di esprimere la vicinanza della città alla famiglia e agli amici della vittima con un corteo che ha dimostrato la grande maturità di tutte le comunità presenti. Ora che il colpevole è stato identificato grazie al sistema di sorveglianza speriamo nell’estradizione, perchè venga ricondotto in Italia e consegnato alla giustizia”.

Tanti anche gli amici di Zakir presenti, che lo ricordano come una brava persona, dedita al lavoro e alla famiglia: “Era venuto in Italia per garantire una vita migliore per sé e per la sua famiglia - commentano alcuni conoscenti -. Adesso non ci sentiamo più al sicuro, perché quello che è successo a Zakir può succedere a chiunque, ma questo indipendentemente dal colore, dal sesso e dalla religione”. Tra di loro Imam, che Zakir lo conosceva da tre anni: “Sono arrivato in Italia nel 2011 ed è stata una delle prime persone che ho conosciuto qui. Erano 5 anni che non tornava dalla sua famiglia”.

Anche Karim Md Fazlul, rappresentante della comunità bengalese, lo conosceva bene: “Lui si era trasferito in Italia per permettere alla moglie e ai figli di condurre una vita migliore. Tutto quello che possiamo fare ora per la sua famiglia è sperare che venga fatta giustizia”.

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