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L'addio a ​Zeev Sternhell

di - giovedì 25 giugno 2020 ore 14:12

Zeev Sternhell è stato uno dei più brillanti storici contemporanei. Dedicò gran parte dei suoi studi al fascismo e alle ideologie di destra. Nato in Polonia prima della Seconda Guerra Mondiale, ancora bambino fu tra i pochi della famiglia a scampare all'orrore della Shoah. Trasferitosi in Francia da alcuni parenti decide nel '51 di emigrare in Israele. Dove venne inizialmente accolto in una comunità collettivistica nel nord: “i confini del kibbutz sono l'unica esperienza socialista trovata in Israele”. Soldato e ufficiale impugnò le armi nelle guerre del Sinai (1956), dei Sei giorni (1967), del Kippur (1973) e del Libano (1982). Ha studiato a Oxford, insegnato alla Sorbona e all'Università Ebraica di Gerusalemme. È stato per una vita commentatore nelle pagine del quotidiano israeliano Haaretz. 

In Italia, oltre che per le sue opere e la collaborazione con gli storici Francesco Germinaro e Michele Battini, è conosciuto per le tante interviste rilasciate a Umberto de Giovannangeli, l'Unità, e Michele Giorgio, il Manifesto. Intellettuale e voce, spesso critica, della sinistra, provocò più di un mal di pancia sia a Rabin che a Peres. Godeva di larga popolarità in Israele, insignito del premio per le Scienze politiche, è stato oggetto di una campagna d'odio da parte dell'estremismo della destra ultranazionalista. Nel 2008 un gruppo terroristico organizzò un attentato dinamitardo nella sua abitazione, Sternhell riportò delle lievi ferite. Nemmeno quel vile attacco tuttavia fermerà la sua tenacia in difesa della democrazia: l'oracolo dell'antifascismo continuerà attraverso il suo pensiero ad illuminarci dal pericolo dell'insorgere di movimenti illiberali fino alla sua morte. Lo scorso gennaio è tra i firmatari dell'appello all'Europa, pubblicato sul giornale britannico the Independent, per impedire la realizzazione “dell'accordo del secolo” di Trump. Piano di "pace" che giudicava apertamente un affronto al diritto internazionale.

È il padre della tesi, ispirata dagli studi dello storico René Rémond, che la cultura fascista in Francia affonda le proprie radici nella convergenza tra il nazionalismo e il sindacalismo rivoluzionario di fine '800. Non tralascia durante la sua lunga carriera di affrontare aspetti assai complessi del conflitto israelopalestinese, avvertendo degli effetti negativi della degenerazione dell'occupazione. “Non esiste una società geneticamente immune dai fenomeni di cui l'Europa è stata vittima. Questa è la lezione storica della nostra generazione”. Nel 2015 ci ha rilasciato una lunga intervista per il nostro libro“Voci da Israele”, edito da l'Espresso. Allora, profeticamente ci disse: “la società israeliana è divisa a metà e le recenti elezioni hanno ancora una volta confermato questo dato di fatto. La vittoria di cui tanto si parla è un risultato personale di Netanyahu. Su dove può portare questa polarizzazione della società israeliana, devo rispondere purtroppo che sono sempre meno ottimista”. Rileggendo oggi queste considerazioni l’attualità del pensiero politico di Sternhell ci accompagna nel raccontare la politica in Israele.


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