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Attualità martedì 01 agosto 2017 ore 16:25

Una rete per proteggere i prodotti locali

Il Comune ha aderito all'iniziativa di Coldiretti per dire no all’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada. Obiettivo: tutelare i prodotti dop



CASCINA — Si allarga la rete di comuni contro la pirateria alimentare e a difesa del vero Made in Italy. Dopo Orciano Pisano, Laiatico e Riparbella anche i consigli comunali di Cascina e di Marciana, nel livornese, hanno dichiarato la disponibilità a sostenere la mobilitazione Coldiretti #StopCeta, per dire no all’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada che secondo Coldiretti rischia di minare il sistema agroalimentare locale “legalizzando” la “pirateria alimentare”.

“Ringrazio i Sindaci di Cascina e Marciana, Susanna Ceccardi e Anna Bulgaresi, che con i rispettivi consigli comunali hanno accettato di affiancare la nostra Organizzazione in questa importante battaglia per tutelare la nostra agricoltura e le nostre eccellenze agroalimentari. – commenta il Direttore di Coldiretti Pisa-Livorno, Aniello Ascolese – I comuni che hanno deliberato, o lo faranno nei prossimi consigli, hanno compreso i rischi di questo trattato che mette a repentaglio le tipicità locali, dando il via libera a contraffazioni e inganni per i consumatori”.

Nel gioco commerciale delle imitazioni e dei falsi prodotti identitari per Coldiretti sono a rischio 13 Dop e 12 Igp regionali tra cui la Chianina- Vitellone bianco dell’Appennino centrale IGP, il pane Toscano DOP, il pecorino delle Balze volterrane DOP, l’olio Toscano IGP, il Chianti classico DOP, la Finocchiona IGP; tutte produzioni a rischio “tarocco” oltreoceano senza alcuna tutela per imprenditori e consumatori.

"I rischi? – spiega ancora Ascolese – L’accordo mina la trasparenza, che è un principio irrevocabile per il consumatore, fomenta la scarsa qualità del cibo e penalizza il nostro sistema agricole ed agroalimentare che è leader a livello mondiale e di cui il territorio pisano e livornese ne sono una grande espressione. Il Ceta rischia di fare da apripista, in futuro, ad altri accordi commerciali dello stesso modello, mettendo a repentaglio l’economia di interi territori che cercano di affermare sul mercato i propri prodotti di qualità". 



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