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Politica Martedì 07 Luglio 2026 ore 10:43

Gli architetti, "Così Pisa rischia di cambiare male"

L'Ordine presenta le osservazioni al Piano Operativo Comunale: più edilizia sociale, tutela dei quartieri e meno spazio all'auto.



PISA — L'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Pisa ha presentato al Comune le proprie osservazioni al Piano Operativo Comunale (POC), indicando una serie di proposte per rafforzare la qualità urbana e la vivibilità della città. Al centro del documento una domanda: "Che città vivremo nel prossimo futuro?"

A introdurre il contributo è stato il presidente Leonardo Germani, che ha riconosciuto il lavoro svolto nella redazione del Piano, sottolineando però la necessità di rafforzarne alcuni aspetti. "Prima di entrare nel merito dell’osservazione, desidero riconoscere il valore dell'accurata attività di analisi e studio del territorio svolta dal gruppo di lavoro che ha prodotto il POC. La documentazione esaminata conferma l'elevata professionalità adottata nel delineare il Piano e nel gestire le complessità urbanistiche della città. Nella profonda convinzione che il Piano vada oltre i confini di puro strumento tecnico ma che si delinei come vero e proprio tramite in grado di cambiare, migliorandola, la vivibilità e il godimento del nostro territorio, di seguito riporto in sintesi l’osservazione prodotta dal nostro Ordine al POC".

Secondo l'Ordine, il Piano individua obiettivi condivisibili sul fronte della rigenerazione urbana, della sostenibilità e della tutela del territorio, ma attribuisce un peso eccessivo agli standard urbanistici tradizionali, come parcheggi e verde attrezzato. Per gli architetti la città pubblica dovrebbe essere costruita anche attraverso servizi di prossimità, edilizia sociale, spazi civici, funzioni culturali e forme di gestione condivisa con il terzo settore.

Tra le osservazioni figura anche il tema della ricettività turistica, ritenuta ancora poco regolata rispetto alla tutela della residenza stabile e del commercio di vicinato. L'Ordine propone di introdurre strumenti capaci di favorire un'accoglienza di qualità senza alimentare fenomeni speculativi.

Particolare attenzione viene dedicata anche alla questione dei parcheggi, considerata uno degli aspetti più delicati del Piano. Secondo gli architetti è necessario chiarire meglio il reale fabbisogno di nuovi stalli e orientare la pianificazione verso politiche che incentivino una riduzione dell'uso dell'auto privata, ripensando anche le previsioni contenute nelle schede del centro storico.

Le osservazioni riguardano inoltre il contenimento del consumo di suolo. Pur apprezzando gli obiettivi dichiarati, l'Ordine ritiene che l'incremento fino al 20 per cento delle volumetrie in alcuni interventi finisca per compensare i benefici derivanti dalla demolizione di edifici incongrui. Per questo viene chiesto un ulteriore approfondimento sul tema.

Nel documento trova spazio anche una riflessione sul ruolo dei quartieri, che dovrebbero diventare vere centralità urbane dotate di servizi, biblioteche, case di quartiere, mercati locali e spazi associativi. Secondo gli architetti una città può essere accessibile, ma non necessariamente coesa, se manca una rete diffusa di luoghi destinati alla vita della comunità.


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