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Lavoro martedì 30 settembre 2014 ore 13:21

"Meno vincoli per rilanciare Golena d'Arno"

Le 40 aziende chiedono di diventare porto fluviale al termine di una stagione estiva archiviata con il segno meno. "Avvantaggiano gli abusivi"



PISA — Tante potenzialità ma troppi vincoli. Che, secondo gli operatori, premiano gli abusivi e penalizzano chi è in regola. Lo segnalano gli operatori della Golena d'Arno, al termine di una stagione estiva chiusa con il segno meno. 

Oltre 2.500 posti barca, più di 40 aziende insediate, 250 lavoratori tra falegnami, motoristi, meccanici, fabbri sono "Potenzialità enormi - spiega Emiliano Marchi, presidente dei Porticcioli d'Arno di ConfcommercioPisa -. La recente approvazione del Piano di Gestione del Parco di San Rossore dà la possibilità di mettere finalmente in regola i rimessaggi ed è il punto di partenza per ottenere il riconoscimento il riconoscimento dell'area come porto fluviale, superando l'anomalia e rendendo l'Arno navigabile interamente fino alla foce. Il riconoscimento di porto fluviale è un passaggio cruciale, sul quale le istituzioni locali debbono condurre la loro battaglia con grande determinazione. Il turismo nautico premia la bellezza naturale e al contempo facilita anche gli altri tipi di turismo: storico-artistico, termale, sportivo, in un intreccio di esperienze e opportunità ad altissimo valore attrattivo che la città può offrire ai nuovi visitatori”.

Non mancano le difficoltà, soprattutto di carattere burocratico, come sottolinea il vicepresidente Massimo Bacherotti: “Lacci e lacciuoli, vincoli burocratici di ogni tipo mettono in pericolo il futuro del nostro lavoro. Per la semplice manutenzione ordinaria, è richiesta l'autorizzazione preventiva di ben 4 enti diversi, in un estenuante rimpallo di responsabilità e competenze, con tempi dilazionati all'infinito. Per questo chiediamo quanto prima la costituzione di uno Sportello Unico, in grado di offrire alle imprese risposte chiare e tempistiche certe”.

L'insabbiamento progressivo della foce dell'Arno è un esempio lampante di questo fenomeno di paralisi istituzionale. “Se ne parla dal 2012 - precisano Marchi e Bacherotti -, quando dopo numerose segnalazioni provenienti da alcuni rimessaggi nautici, si evidenziarono grandi difficoltà per le barche ad entrare e uscire dalla foce di Boccadarno. Nessuno si assunse la responsabilità dei necessari lavori da fare e a distanza di due anni la situazione è di fatto peggiorata. Una questione di interesse collettivo, soprattutto quando il fiume è in regime di piena ed è in gioco la sicurezza di tutta la cittadinanza”.

Si genera una paradossale disparità tra imprese che vogliono lavorare nelle regole e coloro che sono abusivi e operano al di fuori di ogni controllo. Conclude Marchi: “Chi vuole rispettare le regole rischia la paralisi, mentre gli abusivi hanno gioco facile nel generare danni economici e spesso ambientali di assoluto rilievo. Meritiamo ascolto e ci aspettiamo interventi significativi a sostegno delle imprese in regola”.


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