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Attualità venerdì 13 marzo 2020 ore 09:37

Coronavirus, la mensa Caritas non si ferma

Al Cottolengo di via Mazzini nuovi giovani volontari preparano pasti caldi e cestini da asporto per chi ne ha bisogno. "Questa è la meglio gioventù"



PISA — Fino al 6 marzo scorso era una delle mense dei poveri. Poi il servizio è dovuto cambiare continuando ad assicurare primo, secondo, pane e acqua a chi fa più fatica. Così, anche in piena emergenza coronavirus, la Caritas prosegue il suo impegno accanto ai più poveri della città, mantenendo attiva la mensa del Cottolengo di via Mazzini.

Francesco ha 27 anni, studia medicina e si dedica allo sporzionamento di polenta al sugo e spezzatino con le carote. Poi ci sono Maria Giulia, 25 anni, pure lei iscritta a medicina, Anna, 22 anni, trasferitasi a Pisa da poco e in cerca di lavoro e Francesca, 26, studentessa del corso di laurea in Linguistica e Traduzione, impegnate nel completare i cestini con pane, focaccia, pizzette, acqua, frutta e un depliant in quattro lingue (italiano, inglese, francese e arabo) sui comportamenti da seguire per tutelarsi dal rischio di contagio. Infine c’è Silvia, 24, anni, un impiego in un ristorante, che oggi fa la spola fra la sala in cui vengono confezionati i cestini da asporto e il portoncino da dove sono distribuiti alle persone in difficoltà.

"A Pisa, al tempo del Coronavirus, la meglio gioventù la si può incontrare tutti i giorni in via Mazzini - raccontano dalla Caritas -, nei locali messi a disposizione dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo che fino al 6 marzo scorso hanno ospitato una delle mense cittadine della Caritas diocesana per le persone più in difficoltà della città e che da quella data è diventato il centro diurno per la consegna di pasti caldi da asporto sempre per chi fa più fatica". 

Quello serale, che funziona più o meno con le stesse modalità, invece, è alla parrocchia di Santo Stefano Extra Moenia, in via Bianchi a Porta a Lucca.

“Ci siamo organizzati in questo modo per continuare a rimanere accanto ai più poveri tutelando sia la salute pubblica che quella di volontari e ospiti – spiega il direttore don Emanuele Morelli -. Anche il centro d’ascolto diocesano è ancora operativo anche se adesso lavora prevalentemente via telefono e lo stesso dicasi per la Cittadella della Solidarietà al Cep dove non facciamo entrare più di tre persone per volta. Ovviamente tutti i nostri volontari e operatori rispettano le indicazioni che arrivano dalle autorità sanitarie in materia igienica e di cosiddetto distanziamento sociale”.

Non nascondono un filo di preoccupazione i giovani del Cottolengo, accompagnati da Suor Riccarda Gaslini e da Bianca Pala, operatrice della Caritas diocesana incaricata di consegnare i cestini agli ospiti, una sessantina di persone in tutto che, ogni giorno, alla spicciolata si fermano davanti al portoncino di via Mazzini per ritirare il pasto. “Saremmo incoscienti se non ne avessimo – dice Francesco -, ma questo luogo è un punto di riferimento per tutte quelle persone di Pisa che non ne hanno altri e, dunque, abbiamo deciso di continuare ad assicurare un servizio rispettando tutte le indicazioni delle autorità sanitarie a tutela della nostra salute e di quella delle persone che frequentano questa struttura”.

Magari forzatamente un po’ più a distanza, ma sempre accanto agli esclusi, anche al tempo del Coronavirus. “All’ex mensa serale di Santo Stefano, negli ultimi giorni divenuta anch’essa un cento di distribuzione, abbiamo rinunciato a offrire pasti caldi e da stasera consegneremo un cestino freddo per rispettare le norme igieniche – dice don Morelli – e abbiamo anche dovuto annullare la raccolta di generi alimentari con la Fondazione “Il Cuore si Scioglie” e Unicoop Firenze del 28 marzo, per noi molto importante per garantire l’approvvigionamento al nostro Emporio, ma siamo sempre qui: nei limiti di ciò che è consentito e opportuno, non voliamo lasciare soli coloro che fanno più fatica”.



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