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Cronaca mercoledì 13 maggio 2020 ore 10:03

Caso Scieri, "Pretendiamo solo la verità"

Emanuele Scieri

Emanuele Scieri, parlano gli amici siracusani:"Pretendiamo la verità. Le responsabilità dovranno essere debitamente accertate"



PISA — Dopo che la Procura militare ( vedi articolo correlato ) ha concluso le indagini sulla morte del parà Emanuele Scieri, morto a 26 anni il 13 Agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa, ipotizzando il reato "violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato, commesso in concorso" dai tre indagati, all'epoca caporali, l'associazione "Giustizia per Lele", nata a Siracusa su iniziativa dei familiari e di alcuni amici del giovane ha espresso "Soddisfazione per la notizia sulla conclusione delle indagini da parte della Procura Militare sulla morte di Emanuele Scieri".

"I tre ex caporali indagati anche dalla Procura ordinaria di Pisa sono accusati di aver cagionato volontariamente la morte di Emanuele Scieri all’interno della caserma Gamerra di Pisa il 13 agosto 1999", dice il presidente Carlo Garozzo.

"Come associazione - si legge in una nota - lottiamo da venti anni a fianco della famiglia affinché la verità e la giustizia sulla morte di Emanuele possa finalmente arrivare alla sua degna conclusione. E’ un impegno, questo, che abbiamo preso con Emanuele e la sua famiglia.

Se oggi, a distanza di venti anni, la Procura Militare, ha maturato il convincimento che Emanuele venne deliberatamente ucciso all’interno di quella caserma lo si deve al prezioso lavoro posto in essere dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri presieduta dall’ onorevole Sofia Amoddio e dalla tenacia degli amici di Emanuele e di tutta la società civile che si è stretta dietro la richiesta di verità e giustizia. E non solo la Procura militare ma anche quella ordinaria di Pisa, che per prima, ha avviato le indagini riaprendo il caso e che sta ancora lavorando per fare emergere le responsabilità sulla tragedia di Emanuele.

Qualcosa sta cambiando e come associazione non possiamo che valutare positivamente tutto questo. Si è finalmente compreso che Emanuele è stato vittima di un brutale atto di violenza le cui responsabilità dovranno essere debitamente accertate. Noi pretendiamo solo la verità".

"L'avviso di conclusione delle indagini non è una sentenza di condanna ma può essere un passo decisivo verso la verità. Quella verità che da ormai ventuno anni stanno aspettando la famiglia e gli amici. Il PD è stato sempre al loro fianco: in parlamento con la commissione parlamentare presieduta dall' onorevole Amoddio che ha dato un impulso decisivo alla riapertura del caso e anche in Consiglio comunale con il voto di una mozione di solidarietà. Per noi è doveroso che si arrivi a comprendere come un giovane possa aver perso la vita in quel modo tremendo e che, si accertino le responsabilità dirette e indirette. Adesso continueremo con ancora più forza di prima a gridare verità e giustizia per Lele", ha detto il capogruppo Pd in consiglio comunale Matteo Trapani.

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