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Attualità venerdì 22 dicembre 2023 ore 10:00

Gli scatti di Steve McCurry agli Arsenali

La presentazione della mostra

La mostra prenderà il via il 1° Gennaio 2024 e proporrà una novantina di fotografie del fotoreporter statunitense, compresa l'iconica ragazza afghana



PISA — Il nuovo anno degli Arsenali Repubblicani si aprirà con gli scatti fotografici di uno dei più grandi fotografi contemporanei, che ha segnato la storia dell'arte: Steve McCurry.

La mostra, dal titolo "Steve McCurry. Icons", presenta, in oltre 90 scatti, un efficace riassunto della sua vasta produzione. La mostra propone ai visitatori un viaggio simbolico di più di 40 anni di carriera e scatti, da quello iconico di Sharbat Gula, la ragazza afghana fotografata enl 1984 nel campo profughi di Peshawar, passando per l’India la Birmania, la Mongolia e fino al nostro Paese.

"Siamo particolarmente lieti di ospitare la mostra di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea - ha detto l'assessore Filippo Bedini - una dimostrazione che quando l’amministrazione mette a disposizione spazi con una forte capacità attrattiva, riesce ad avere eventi di rilievo nazionale, che creano per Pisa la possibilità di elevare l’offerta culturale della città e di integrare l’offerta turistica".

La mostra, organizzata da Artika e curata da Biba Giacchetti con il Team Mostre di Sudest57, ha inizio con una straordinaria sequenza di ritratti e si sviluppa attraverso un percorso libero che abbraccia diversi temi e situazioni. Inoltre, Icons è il titolo del catalogo della mostra, un dialogo esclusivo nel quale McCurry svela le storie e i retroscena delle sue immagini più amate. Grazie alla sua spiccata sensibilità, il fotografo statunitense è capace infatti di penetrare in profondità dei soggetti scelti, svelando la profonda somiglianza di tutti gli individui, al di là delle differenze.

"McCurry è un’artista che colpisce per la vita che ha fatto: partito con un percorso da inviato di guerra, ha permesso a tutti, in tempi fortemente diversi da quelli di oggi, di dare corpo a immagini che ritraevano scenari di guerra in Paesi lontani e al tempo sconosciuti al grande pubblico, come ad esempio l’Afghanistan - ha aggiunto Bedini - tra i suoi più grandi meriti, quindi, quello di averci fatto conoscere quegli scenari e quei volti altrimenti ignoti, ma anche quello di aver fermato immagini che oggi non sarebbero ripetibili, perché nel frattempo il mondo è completamente cambiato". 

"McCurry ama definire se stesso un raccontatore di storie, che ha posto la sua attenzione sulle categoria più deboli che subiscono le conseguente dei conflitti, delle catastrofi ambientali - ha concluso la curatrice Giachetti - per lui i personaggi fotografati non sono delle icone, ma sono delle persone vere, con cui McCurry vuole rimanere in contatto. In questa mostra ci sono le immagini che lui ama di più, una selezione aggiornata a quello che lui ritiene essere le più rappresentative di tutti i progetti a cui lui ha lavorato".


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