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Politica Martedì 20 Gennaio 2026 ore 14:55

Mazzeo, “Studenti e famiglie senza tutela”

Il vicepresidente del Consiglio regionale critica l’amministrazione comunale e il governo dopo la petizione lanciata dai genitori del Dini



PISA — “Se famiglie e studenti sono costretti a raccogliere firme, significa che chi governa ha fallito”. È netta la posizione di Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, che si schiera a sostegno della petizione "Scuola e famiglia insieme: una firma per una Pisa più sicura", lanciata il 17 Gennaio dal Comitato del Liceo Dini e già arrivata oltre le 1.200 sottoscrizioni.

Mazzeo ha spiegato che “quando una comunità scolastica arriva a denunciare un ‘insostenibile clima di insicurezza’ nel centro cittadino, anche nelle ore diurne, vuol dire che l’amministrazione comunale ha fallito. E vuol dire che anche il governo, con il ministro Piantedosi, continua a fare propaganda invece di garantire una strategia seria per aumentare la sicurezza sul territorio”.

Nel mirino dell’esponente regionale ci sono “gli slogan del sindaco Conti e la retorica della ‘tolleranza zero’ di Piantedosi, mentre ragazzi e ragazze vivono episodi di violenza e un’escalation di microcriminalità che spesso neanche denunciano per paura o sfiducia”. Mazzeo ha definito questa dinamica “la fotografia del fallimento della destra: la paura come propaganda, l’insicurezza come realtà”.

Per il vicepresidente serve una svolta netta, “Servono presìdi e prevenzione, ma anche servizi e politiche giovanili. Le periferie sono abbandonate, le forze dell’ordine lasciate sole, i servizi sociali smantellati. La verità è semplice e dà fastidio: la paura produce consenso, ma la sicurezza richiede lavoro serio”.

Tra le richieste condivise da Mazzeo ci sono “un rafforzamento stabile e visibile delle forze dell’ordine nei punti più critici, azioni di prevenzione efficaci e continue, protezione per i giovani nei luoghi di passaggio, interventi sul disagio giovanile per prevenire la violenza prima che esploda”.

Ha concluso, “La sicurezza non è una scorciatoia comunicativa: è un dovere pubblico. E non è repressione, è presenza dello Stato, prevenzione, diritti, legalità. Pisa ha bisogno di meno propaganda e più fatti. Perché la sicurezza non si urla. Si costruisce”


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