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Meluso, "Bianco è un leader, vincerà contro i fantasmi della retrocessione"

L'ex DS nerazzurro Meluso e il legame storico con Bianco dai tempi di Foggia, "Se l'ambiente è quello che ho conosciuto io, si può risalire subito"



PISA — Mauro Meluso è un nome che non ha bisogno di presentazioni nel panorama calcistico italiano, reduce da importanti esperienze dirigenziali tra cui spicca soprattutto quella alla guida del Napoli. Il suo legame con la piazza di Pisa è storico e profondo: Meluso è stato il Direttore Sportivo del club toscano sfiorando una memorabile promozione in Serie B, sfumata soltanto ai playoff. In questa intervista esclusiva per Qui News Pisa, l'ex DS nerazzurro analizza l'approdo sulla panchina nerazzurra di Paolo Bianco. Un rapporto, il loro, nato da lontanissimo: Bianco è stato infatti un pilastro della difesa del Foggia, proprio quando Meluso muoveva i primi importanti passi della sua carriera da direttore

Direttore, partiamo proprio dal nuovo allenatore del Pisa. Lei conosce Paolo Bianco da moltissimo tempo, che tipo di uomo e professionista arriva all'ombra della Torre?

"Sì, Paolo Bianco è stato un mio giocatore a Foggia, quindi l'ho conosciuto tantissimi anni fa e poi l'ho sempre seguito. Pensa che l'ho chiamato proprio il giorno in cui aveva firmato per il Frosinone: era appena uscito dalla sede del club. Mi ha detto: "Mi hai chiamato due ore fa per parlare, sono appena uscito dalla sede del Frosinone...". È una persona seria, un ragazzo splendido e un leader nato. Già quando l'ho avuto io a Foggia — parliamo del 1999, del 2000, insomma si parla veramente di tantissimi anni fa — aveva queste doti. Negli anni ci siamo sempre sentiti e seguiti; ho percepito chiaramente la sua grande crescita professionale. Umanamente lo conoscevo già, è una persona di grandissimo livello, un uomo di sani principi e con valori veri".

Al di la delle doti umane, sul campo ha dimostrato di saper gestire contesti complessi e spogliatoi importanti...

"Ma soprattutto secondo me lo ha aiutato molto il modo in cui ha gestito la sua professione. Generalmente si pensa che sia stato facile vincere con quella squadra lì a Monza, invece lui è stato molto bravo a infondere determinati concetti. Non sono cose semplici per i calciatori, soprattutto se parliamo di elementi che per la maggior parte hanno giocato stabilmente in Serie A, come Pessina, Colpani, Caprari, Hernani... insomma, parliamo di tutti giocatori di grande livello. La vera difficoltà che ha trovato, secondo me, è stata proprio quella di inculcare il suo credo e saperlo mediare. Non è per niente semplice trasmettere un'identità del genere; forse è più facile farlo con una squadra giovane o con un gruppo che gioca in Serie A da poco. Lui, invece, è stato bravissimo a mediare questa situazione e a ottenere comunque dei risultati eccezionali con una rosa alla quale non era affatto facile inculcare quel tipo di gioco e quel tipo di mentalità. Ci è riuscito alla grande, mediandola quando necessario, ed è stato veramente molto bravo".

Secondo lei può fare bene a Pisa? In fondo, se ci pensa, ha fatto un lavoro simile sia a Monza che a Frosinone, dove ha ricostruito uno spogliatoio...

"È una situazione del tutto simile. Quando dico che è stato bravo a Monza lo dico proprio perché ha saputo tenere la barra dritta e ha dato un'identità precisa alla squadra. Non era semplice. È l'esatta stessa cosa che proverà a fare — e che farà sicuramente — a Pisa, non c'è alcun dubbio. Paolo è uno degli allenatori emergenti più interessanti che abbiamo in Italia, supportato da risultati eccezionali. Adesso deve solo confermarsi, ma gli addetti ai lavori non lo scoprono certo oggi".

Cosa deve succedere quest'anno a Pisa in un campionato così difficile, considerando che la squadra eredita inevitabilmente gli scompensi psicologici di una retrocessione?

"La retrocessione porta sempre dei grandi scompensi psicologici: nel pubblico, nella dirigenza e all'interno della squadra, su questo non ci piove. A Monza sono stati bravi a ricompattarsi, a cambiare un po' le cose a livello societario e dirigenziale. Paolo Bianco è stato straordinario nel motivare tantissimo la squadra e tutto l'ambiente circostante. È la stessa identica cosa che serve oggi. Speriamo che possa replicare questo preciso modus operandi anche a Pisa. Non è un percorso semplice perché, lo ripeto, dopo una retrocessione rimangono sempre dei fantasmi. Io sono stato in società che venivano da una retrocessione e so bene che rimangono spettri che alleggiano nell'ambiente e creano scompensi continui. Di conseguenza, per quanto mi riguarda, quanto più si può cambiare, se si deve cambiare, meglio è".

Parlando invece di lei, direttore, qual è il suo futuro? Si è mosso qualcosa nelle ultime settimane?

"Ma guarda, ho avuto alcuni pourparler, però di cose concrete nessuna, o meglio, non le ho neanche volute avviare perché alcune situazioni non mi interessavano. Quindi adesso mi guardo intorno, ma non mi muovo se non per un progetto molto serio e fortemente gratificante. Altrimenti resto fermo, venivo del resto da quattordici anni di fila passati sempre sul campo".

Un'ultima domanda sulla piazza: secondo lei l'ambiente di Pisa è pronto a risalire insieme a questa società?

"Guarda, io sono tanti anni che non frequento più direttamente Pisa. Ti parlo in maniera totalmente libera, in questo momento se potessi vedermi mi vedresti con gli occhi lucidi... mi vengono davvero gli occhi lucidi se penso a Pisa. Nonostante in quegli anni, purtroppo, perdemmo la Serie B ai playoff e la gente comprensibilmente non fosse particolarmente contenta, l'affetto è rimasto intatto. Però ti dico che se c'è ancora quel clima che ho conosciuto io all'epoca, Pisa si riprende subito tutto. Ovviamente molto dipende anche dal club, perché la società deve fare le scelte giuste, non è certo il pubblico a scendere in campo. Però il pubblico dà una mano enorme. Se l'ambiente è quello che ho conosciuto io... si parla tanto di "dodicesimo uomo in campo", ma a Pisa è veramente così. Poi, come in tutti i posti passionali, c'è un'esasperazione nella critica, anche perché i social oggi hanno un po' rovinato e inquinato il pozzo. Però Pisa è Pisa. Non si discute"

Michele Bufalino
© Riproduzione riservata


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