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lunedì 22 aprile 2019

Politica sabato 14 gennaio 2017 ore 11:32

"Pd, vogliamo un congresso vero"

Presa di posizione netta di un gruppo esponenti di primo piano del partito pisano in vista del congresso di febbraio:"Confronto e discussione"



PISA — Una lunga nota nella quale si rilancia la "Sfida di un percorso congressuale per il Partito Democratico pisano dove identità, valori e metodo tornino al centro della discussione".

L'appello è firmato da dieci esponenti del partito, che occupano o hanno occupato anche ruoli di primo piano. Si tratta di Sandra Capuzzi, Barbara Cionini, Paolo Cipolli, Cristina Conti, Rosa dello Sbarba, Barbara Guerrazzi, Corrado Guidi, Francesco Lupi, Andrea Marchetti, Fabiano Martinelli.

"L’appuntamento congressuale che ci accingiamo a compiere deve essere l’occasione per aprire una riflessione approfondita ed autentica sul futuro del nostro partito, non solo sul merito delle scelte e delle sfide politiche che ci attendono (non solo a livello nazionale), ma anche sulle modalità attraverso le quali rilanciare la vita democratica interna, dunque sul modo con il quale confrontarsi, discutere e decidere all’interno degli organi direttivi del partito", scrivono i dieci.

"L’esito della consultazione referendaria dello scorso 4 dicembre rappresenta solo l’ultimo di una lunga serie di episodi negativi che hanno investito il nostro partito, da tempo costretto a far fronte ad un’evidente difficoltà nel farsi interprete delle concrete esigenze e delle reali aspettative degli italiani e più in particolare di una parte significativa del suo storico elettorato".

"Si tratta di un processo che già con le elezioni regionali aveva iniziato a manifestarsi e che si è ulteriormente evidenziato con le recenti elezioni amministrative dove, non solo nella nostra Provincia (il dato di Cascina da solo dovrebbe valere più di ogni altra considerazione), ma anche in altre importanti città toscane, finora guidate dal centro sinistra, il nostro partito non è riuscito a confermare un risultato che solo fino a poco tempo fa pareva un dato del tutto scontato".

Ecco perciò che si pone l'esigenza: "Per dimostrare di aver compreso il segnale pervenutoci in questi ultimi anni dagli elettori dobbiamo mettere una volta tanto i nomi e le logiche di posizionamento interno in secondo piano, iniziando a parlare non di “chi” eleggere ma di “come” fare il congresso, su quali contenuti e proposte, con quali regole, con quali metodi promuovere, ampliare e proiettare all’esterno la discussione.

Partendo dal metodo: come più volte auspicato, ma mai veramente realizzato, si devono trovare modi per ridare una funzione ai circoli, senza farsi tentare dall’idea di un anacronistico ritorno alla militanza del passato ma evitando anche di ridurre il ruolo degli iscritti a quello dei semplici elettori. A partire dal congresso, i circoli dovranno essere i protagonisti di un collegamento tra il partito e la società, riserva di competenze e motori di una campagna di ascolto e di discussione che coinvolga i simpatizzanti".

"Sarebbe deleterio - è questa la conclusione - affrontare una scadenza di elezioni politiche generali senza aver affrontato prima un dibattito congressuale di questa rilevanza; in particolare, là dove, come nell'Unione Territoriale di Pisa, ci troviamo in una situazione che merita tutto il nostro impegno e la nostra attenzione, la discussione congressuale sia non solo una opportunità politica da non rimandare ma anche un obbligo imprescindibile da compiere nella assoluta trasparenza e nella più ampia condivisione e certezza delle regole".



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