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Attualità Giovedì 04 Giugno 2026 ore 15:00

Proteste pro Palestina, appello contro le denunce

I gruppi denunciano provvedimenti contro oltre 60 persone dopo cortei, blocchi e mobilitazioni a Pisa contro guerra e riarmo



PISA — Un appello pubblico per difendere "la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città". A firmarlo sono Studenti per la Palestina, Movimento No Base, Cambiare Rotta, Potere al Popolo, Rete dei Comunisti, Unione Sindacale di Base, Palestra Popolare La Fontina, eXploit, Una città in comune e Rifondazione Comunista.

Il documento arriva dopo le notifiche ricevute da 54 persone che, secondo i firmatari, hanno partecipato al movimento per la Palestina nell'ultimo anno. A queste si aggiungono "decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro" nei confronti di chi ha preso parte, il 12 Marzo, al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa.

"Per comprendere la natura delle mobilitazioni e del tentativo repressivo, pensiamo sia necessario partire da un dato: chi sono queste 60 e più persone colpite dai provvedimenti giudiziari citati?", scrivono i gruppi. Nell'appello vengono citati studenti, dottorandi, ricercatori, lavoratrici, mamme presenti ai cortei con i figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati e consiglieri comunali.

Secondo i firmatari, i provvedimenti metterebbero insieme episodi diversi per tempi, luoghi e modalità: dall'interruzione di una lezione universitaria all'occupazione del Rettorato, dai blocchi dei binari alle mobilitazioni in superstrada, autostrada e aeroporto.

"Questi provvedimenti non sono un caso isolato, ma il riflesso di una dinamica repressiva che attraversa tutto l'Occidente", affermano i promotori, collegando quanto accaduto a Pisa a un contesto più ampio di contestazioni contro guerra, riarmo e politiche di occupazione.

Nel testo viene rivendicata la legittimità delle mobilitazioni. "La scelta di fermare il passaggio delle armi nella nostra città è un atto di responsabilità che non appartiene solo alle decine di persone oggi sotto indagine, ma alle migliaia che si sono mobilitate", si legge nell'appello.

I firmatari collegano le iniziative anche alla solidarietà con la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza e sostengono che quelle giornate abbiano segnato "un punto di svolta" nella mobilitazione cittadina contro la guerra.

"La risposta migliore alla repressione e ai decreti sicurezza è rendere 'sconveniente' la complicità con il genocidio e la corsa al riarmo. Moltiplicare le iniziative, rafforzare le reti di solidarietà e resistenza", prosegue il documento.

Nella parte finale, i gruppi rilanciano l'invito alla mobilitazione e chiedono ad altre realtà politiche, associative, sindacali, collettivi, comitati, movimenti e singoli cittadini di sostenere l'appello.

"Non rinunceremo alla libertà di lottare e ripudiare guerre e genocidio. Non sarà il tentativo di repressione a fermare una lotta giusta e collettiva per la Pace, la Dignità umana, la Solidarietà tra popoli", concludono i firmatari.

Michele Bufalino
© Riproduzione riservata


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