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Cronaca Giovedì 04 Giugno 2026 ore 07:05

Pro Palestina, oltre 60 denunce e sanzioni

I provvedimenti notificati dopo le mobilitazioni pro Palestina e antimilitariste. Nuova iniziativa in piazza XX Settembre



PISA — Oltre sessanta denunce e sanzioni per manifestazioni, cortei e blocchi ferroviari legati alle mobilitazioni contro la guerra, in solidarietà con la Palestina e contro la militarizzazione. È il quadro emerso nelle ultime settimane, con provvedimenti che riguardano iniziative svolte a Pisa tra il 2025 e i primi mesi del 2026.

Le contestazioni fanno riferimento anche ai blocchi di treni carichi di mezzi militari alla stazione centrale, avvenuti nella notte tra il 12 e il 13 Marzo. Le ipotesi richiamate vanno dal blocco ferroviario all’interruzione di pubblico servizio, con possibili conseguenze penali e amministrative.

Le realtà coinvolte nelle mobilitazioni hanno convocato per oggi alle 12.15 una conferenza stampa in piazza XX Settembre, davanti al Comune, per prendere posizione sulle denunce e annunciare una nuova fase di mobilitazione.

L’iniziativa è promossa da Movimento No Base, Studenti per la Palestina Pisa, Una città in comune, Rifondazione comunista, Rete dei Comunisti, Unione Sindacale di base, Potere al Popolo Pisa, Cambiare Rotta Pisa, Palestra Popolare La Fontina ed eXploit.

Le manifestazioni a sostegno del popolo palestinese e contro la guerra hanno avuto negli ultimi mesi un impatto forte sulla città. Tra gli episodi ricordati ci sono il corteo pro Palestina dello scorso 22 Settembre, con migliaia di persone in piazza, il presidio al Polo Porta Nuova e il blocco ferroviario di Marzo.

Proprio quest’ultimo episodio viene indicato come uno dei passaggi centrali delle contestazioni, con attivisti e manifestanti che cercarono di impedire il passaggio di un treno carico di mezzi militari.

Il confronto adesso si sposta anche sul piano giudiziario e politico. Da una parte le autorità rivendicano l’applicazione delle norme introdotte a livello nazionale sui blocchi e sull’interruzione dei servizi pubblici. Dall’altra i movimenti parlano di un tentativo repressivo contro chi contesta guerra, riarmo e militarizzazione dei territori.


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