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Attualità lunedì 12 ottobre 2020 ore 11:26

Qualità della vita, l'Italia è indietro

Ricercatori di Scuola Normale, CNR e Università hanno sfruttato i big data di una piattaforma per monitorare l’andamento della qualità della vita



PISA — L'indice di pace di un Paese classifica la qualità della vita di una nazione in base a vari indicatori come la presenza di conflitti interni, le spese militari in proporzione al Pil, la facilità di accesso alle armi, il numero di detenuti ogni 100 mila abitanti. Secondo questo indice, nel 2019 il paese con qualità della vita più alta era l’Islanda, e subito dopo Nuova Zelanda e Portogallo mentre l’Italia era 39esima. L’indice è prodotto su base annuale ed è sviluppato dall’Institute for Economics and Peace attraverso indagini istituzionali e governative, raccogliendo dati onerosi sia in termini di tempo che di costi. I nuovi flussi di dati digitali, combinati con le potenzialità dell’intelligenza artificiale, possono però aiutare a rendere queste misurazioni più economiche e in tempo reale.

Un gruppo di ricercatori all’interno del dottorato interuniversitario in Data Science della Scuola Normale Superiore, composto da Vasiliki Voukelatou (Scuola Normale), Luca Pappalardo, Lorenzo Gabrielli, Fosca Giannotti (Cnr-Isti di Pisa) e Ioanna Miliou (Università di Pisa), ha dimostrato che è possibile individuare le fluttuazioni mensili dell’indice di pace globale (Global Peace Index) senza costi e con una frequenza quasi istantanea, utilizzando i dati del Global Database of Events Location and Tone (Gdelt), una piattaforma supportata da Google.

Con il Global Database of Events Location and Tone è possibile “catturare” tutte le notizie più importanti pubblicate dalle principali agenzie di stampa nel mondo. In particolare, i ricercatori hanno analizzato le notizie relative a 162 Paesi: usando l’intelligenza artificiale, hanno dimostrato che l’attenzione dei media, il “sentiment” e la stabilità sociale descritti nelle notizie del database Gdelt possono essere usati per misurare l’indice di pace globale a livello mensile e per svelare il profilo di un paese dal punto di vista socio-economico, politico e militare.

Considerando che la società globale sta attraversando una drammatica crisi e una forte instabilità socio-economica e politica, è necessario avere frequenti aggiornamenti dell'indice di pace”, suggeriscono i ricercatori. “A tal fine il database Gdelt, che viene aggiornato ogni 15 minuti, può contribuire a più frequenti stime dell’indice di pace globale, in tempo quasi reale”. 

La ricerca è stata presentata la scorsa settimana nel corso della International Conference on Data Science and Advanced Analytics, appuntamento internazionale che normalmente si svolge a Sidney ma che quest’anno si è tenuto online e in cui si presentano ricerche d’avanguardia nel campo della scienza dei dati.



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