Attualità Venerdì 12 Giugno 2026 ore 15:00
Ricercatori Unipi per un'economia più democratica

L'Ecohesion Collective del Dipartimento di Economia pisano ha partecipato alla stesura del documento cardine del relatore Onu sulla povertà estrema
PISA — Per la Roadmap for Eradicating Poverty Beyond Growth, ovvero il documento promosso dal relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, Olivier De Schutter, sono scesi in campo anche gli studiosi dell'Università di Pisa. E, nello specifico, i ricercatori Simone D’Alessandro, Matthieu Bordenave e Kilian Rouge dell'Ecohesion Collective del Dipartimento di Economia e Management dell'Ateneo pisano.
Il documento raccoglie 80 misure volte al contrasto della povertà ed è nato da un ampio lavoro di confronto internazionale che ha coinvolto ricercatori, istituzioni e organizzazioni. Per un dibattito rilanciato anche da un intervento pubblicato sui principali quotidiani internazionali, dal Guardian al New York Times, e firmato, tra gli altri, da economisti come Joseph Stiglitz, Jayati Ghosh e Thomas Piketty.
La Roadmap propone un cambio di prospettiva: la lotta alla povertà non può dipendere solo dall’aumento del Pil, ma deve fondarsi su politiche capaci di ridurre le disuguaglianze, garantire diritti sociali, rafforzare i servizi essenziali e rispettare i limiti ecologici del pianeta.
"Quando le decisioni pubbliche vengono valutate quasi esclusivamente attraverso modelli centrati sulla crescita aggregata, rischiano di essere sottovalutati aspetti fondamentali come la distribuzione del reddito, la qualità del lavoro, l’accesso ai servizi essenziali, il tempo di cura, il benessere sociale e i vincoli ecologici - ha detto D'Alessandro, professore ordinario di Economia politica e direttore del centro di ricerca - la proposta dei ricercatori di Ecohesion è rendere questi strumenti più trasparenti, pluralisti e aperti al confronto democratico, affinché le decisioni pubbliche siano valutate non solo in base agli effetti sul Pil, ma anche in base al loro impatto su povertà, disuguaglianze, coesione sociale e sostenibilità ambientale".
“Gli strumenti istituzionali tradizionali si basano spesso su ipotesi difficili da comprendere per i non specialisti e dedicano poca attenzione alle disuguaglianze e ai limiti ecologici - ha concluso Bordenave, ingegnere ed economista - questo restringe le politiche considerate possibili. Proponiamo quindi una governance fondata sul confronto tra modelli diversi, anziché su un unico approccio. Ciò è particolarmente importante nei Paesi a basso e medio reddito, dove modelli sviluppati localmente possono riflettere meglio le condizioni economiche e le priorità nazionali, riducendo la dipendenza da strumenti importati".
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