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Attualità lunedì 02 novembre 2015 ore 16:37

Tartufi "tarocchi" sul mercato italiano

Confcommercio mette in guardia: " Sono tuberi di specie botanica morfologicamente simile al tartufo e quindi facilmente confondibile"



PISA — Tartufi: attenzione alle frodi. E' questo l'invito lanciato da ConfcommercioPisa con una apposita circolare, a tutti i Pubblici Esercizi della provincia, in merito alla commercializzazione del pregiato tubero, che come ogni altro alimento è suscettibile di frodi e deve rispettare le norme in materia di sicurezza alimentare. Le frodi possono verificarsi soprattutto con i tartufi pregiati, il tartufo bianco e il tartufo nero, vendendo al loro posto tartufi di minor pregio o non commerciabili ai sensi dell’attuale normativa nazionale.

"E' lo stesso Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agro-alimentari (ICQRF) dell'arena pisana – spiega il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli - ad aver raccolto segnalazioni relative all'ingresso sul territorio nazionale di quantità significative di tartufi provenienti da paesi dell'Est Europa, dal Marocco e a livello locale, la commercializzazione di tartufi di origine cinese e marocchina, tuberi di specie botanica del tutto diversa dal tartufo, ma morfologicamente simile e quindi facilmente confondibili”.

Per scongiurare questo mercato “illegale” i cavatori, compresi i non professionali, per legge devono fornire all'acquirente (quindi ristoratori e affini) al momento della cessione del prodotto, un documento di tracciabilità dei tartufi, contenente alcune indicazioni fondamentali: dal nome e cognome del cedente, al numero di tesserino regionale, la data di cessione, la ragione sociale dell'acquirente, il nome scientifico del tartufo ceduto, il quantitativo espresso in grammi, la zona di raccolta. Un documento che va redatto a tutela degli operatori del settore alimentare, che come prevede il Reg.CE N.178/02 debbono essere in grado di “individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare”.     

Per Daniela Petraglia, presidente di Confristoranti Confcommercio, è quindi necessaria un'opera di sensibilizzazione presso la categoria per l'acquisto consapevole dei tartufi: “Occorre scongiurare l'immissione nel mercato locale di tartufi di incerta provenienza, che alimentano evasione fiscale e potrebbero essere persino dannosi per la salute. Rispettare la tracciabilità e richiedere questo documento è quindi un obbligo a maggior tutela dei consumatori, degli imprenditori che operano nel settore eno-gastronomico e di salvaguardia di un prodotto tipico locale di assoluta eccellenza. Occhi aperti per un acquisto sicuro e consapevole”.

Si ricorda che per la normativa regionale [Legge Regionale 11 aprile 1995 n. 50 e successive modifiche] si possono raccogliere e commercializzare solo nove specie di tartufo (tartufo bianco, tartufo nero pregiato; tartufo moscati; tartufo scorzone; tartufo uncinato; trifola nera; marzuolo; tartufo nero liscio; tartufo nero ordinario); che la raccolta si può effettuare solo nei periodi ammessi dal calendario regionale; che il commercio del tartufo fresco è ammesso nei periodi previsti dal calendario regionale di raccolta e nella settimana immediatamente successiva al termine della raccolta; che per poter raccogliere i tartufi occorre munirsi di un apposito tesserino di abilitazione; che la ricerca del tartufo deve essere effettuata con l’ausilio del cane appositamente addestrato e lo scavo deve essere realizzato con l’apposito strumento (“vanghetto”, dotato di lama tagliente innestata su breve manico).


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