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Lavoro lunedì 01 dicembre 2014 ore 17:15

​Segnali contrastanti dal terziario pisano

Pierfrancesco Pacini

Male il 2013 (-2% il fatturato, -1,7% addetti). Migliori le attese per l’anno in corso. Pacini: "Il settore sta subendo un vuoto di domanda"



PISA — Negative, ma non drammatiche, le evoluzioni del comparto dei servizi di mercato in provincia di Pisa registrate dalla Camera di commercio. Se infatti i dati di consuntivo 2013 evidenziano valori leggermente negativi (-2% fatturato e -1,7% gli addetti), il 2014 dovrebbe chiudersi in modo positivo non solo per l’occupazione ma anche per gli investimenti. A rivelarlo sono i dati di un’indagine campionaria condotta dall’Ufficio studi della Camera di Commercio su 368 imprese del terziario (ad eccezione del commercio e turismo): un universo che a Pisa conta quasi 8.500 aziende che impiegano poco più di 27mila lavoratori.

Si tratta di un settore, quello dei servizi, caratterizzato da piccole realtà – sono 3,2 gli addetti per impresa – con un fatturato che, nel 70,6% dei casi, non supera i 100mila euro all’anno. Imprese che hanno una clientela molto “vicina” (servizi operativi alle imprese, servizi alla persona, attività immobiliari) e che, quindi, realizzano oltre la metà del proprio fatturato all’interno della provincia. Quanto alla tipologia di clientela il 60,8% del fatturato è generato da altre imprese, il 25,8% proviene invece dalle famiglie mentre una quota minoritaria, seppur interessante, deriva da contratti stipulati con la Pubblica Amministrazione (13,5%).

I dati relativi all’andamento del fatturato e dell’occupazione registrati dalla Canera di commercio nel corso del 2013 confermano la crisi che accomuna i servizi ad altri comparti. A fronte di una caduta del giro d’affari del 2%, l’occupazione si contrae dell’1,7%. Calano, considerando le diverse tipologie contrattuali, soprattutto il lavoro dipendente (-2,6%) mentre, considerando l’orario di lavoro, risulta piuttosto forte la flessione registrata nel part-time (-10,7%). Unico segmento in crescita, un po’ a sorpesa, risulta quello del tempo pieno (+1,9%).

Il 30% delle imprese del settore ha realizzato investimenti nel corso del 2013. Si tratta per lo più, coerentemente con la ridotta dimensione delle imprese del settore, di interventi di piccola taglia: il 23% delle imprese realizza investimenti fino a 5mila euro.

Nonostante le difficoltà registrate sul fronte del fatturato, il contenimento dei costi operativi (tra cui anche quello del lavoro data la riduzione dell’occupazione), ha permesso ad una buona quota di imprese di chiudere in utile il 2013 (il 26,5%), mentre un altro 40,6% è arrivato ad un equilibrio tra costi e ricavi. Un gruppo non irrilevante, tuttavia, ha chiuso in rosso il 2013 (22,3%), talvolta anche in modo consistente (10,6%).

Sempre secondo quanto riportato dalla Camera di commercio, le attese sui consuntivi 2014 rivelano come il 22% delle aziende del comparto preveda un fatturato in aumento rispetto al 2013, mentre un altro 42% si aspetta una sostanziale stabilità. Le imprese che si attendono una riduzione delle vendite rappresentano un terzo del totale.

Le valutazioni sugli addetti registrano una sostanziale invarianza degli organici. Ma un segnale positivo c’è: nel complesso, il 6% delle imprese ne prevede l’aumento mentre solo un 3% si aspetta una riduzione.

Anche l’evoluzione della spesa per investimenti evidenzia un saldo positivo per l’anno in corso (14% in aumento, 2% in diminuzione). Anche per questa variabile, tuttavia, è molto consistente l’area della stabilità (26%) segno inequivocabile dell’incertezza che aleggia sui mercati.

“I dati dell’indagine sui servizi che oggi presentiamo - afferma il presidente della Camera di commercio di Pisa Pierfrancesco Pacini – segnalano in modo inequivocabile le difficoltà di un settore che subisce il “vuoto di domanda”, privata e pubblica, generatosi negli ultimi anni sul mercato interno. Diventa quindi prioritario – prosegue Pacini – per queste imprese che fanno della prossimità il loro punto di forza, sia riuscire a competere sul fronte dei costi, sia poter contare su di un rilancio degli investimenti pubblici e privati.”

Linda Giuliani
© Riproduzione riservata



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