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Attualità Mercoledì 10 Giugno 2026 ore 18:00

Il cimitero di balene più grande e profondo del mondo

La vastissima necropoli, scoperta nella Fossa Diamantina, si è formata in 5 milioni di anni. Paleontologi toscani hanno condotto lo studio sui reperti



PISA — Il più profondo ed esteso cimitero di balene mai ritrovato. E' stato scoperto nel fondale della Fossa Diamantina, nell’Oceano Indiano sud-orientale.

Formatosi nell’arco di oltre cinque milioni di anni e distribuito lungo oltre 1.200 chilometri di fondale oceanico, è stato scoperto in seguito a numerose immersioni effettuate dal batiscafo cinese Fendouzhe tra i 4.600 e i 7.000 metri di profondità.

La scoperta è al centro di una ricerca sviluppata nell’ambito del Global Hadal Trench Exploration Program, pubblicata sulla rivista Nature e realizzata con il contributo dei paleontologi dell’Università di Pisa Giovanni Bianucci e Alberto Collareta, che hanno condotto lo studio dei reperti ossei.

"La maggior parte dei resti scheletrici – spiega Bianucci – appartiene agli zifidi, cetacei che si immergono a grandi profondità per cacciare, ed è costituita soprattutto di rostri, cioè la parte anteriore del cranio, più resistente alla degradazione nel tempo. Inoltre, molti di questi resti sono ricoperti da una spessa incrostazione ferromanganesifera che ne ha favorito la conservazione. Numerosi rostri appartengono a due specie attuali, il mesoplodonte di Bowdoin (Mesoplodon bowdoini) e il mesoplodonte di Layard (Mesoplodon layardii), ma sono presenti anche specie fossili, tra cui Pterocetus diamantinae, la nuova specie dedicata proprio a questa fossa oceanica".

"Le datazioni basate sugli isotopi dello stronzio – aggiunge Collareta – indicano che i resti delle specie ancora viventi sono i più recenti (da 1,2 milioni di anni fa a oggi), mentre quelli delle specie fossili risalgono a un intervallo compreso tra 2,4 e 5,3 milioni di anni fa. Questi dati non solo confermano le nostre identificazioni, ma dimostrano che ci troviamo di fronte a uno straordinario giacimento fossile, attivo da oltre 5 milioni di anni e ancora alimentato dalla continua deposizione di carcasse sui fondali profondi".

Non solo. Molte carcasse, spiega l'ateneo pisano, "Sono ancora in fase di decomposizione e ospitano comunità di organismi altamente specializzati, in gran parte sconosciuti alla scienza, che si nutrono della materia organica trasportata sui fondali dalle balene affondate, compresa quella conservata all’interno delle ossa".

"Questi risultati – conclude Bianucci – ridefiniscono la nostra comprensione degli ecosistemi profondi associati alle carcasse di cetacei e mettono in evidenza l’enorme potenziale delle fosse oceaniche come archivio fossile per ricostruire l’evoluzione dei cetacei nel tempo geologico".


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