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giovedì 19 maggio 2022

STORIE DI ORDINARIA UMANITÀ — il Blog di Nicolò Stella

Nicolò Stella

Nato in Sicilia si è trasferito a Pontedera a 26 anni e ha diretto la Stazione Carabinieri per 27 anni. Per sei anni ha svolto la funzione di pubblico ministero d’udienza presso la sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa. Ora fa il nonno e si dedica alla lettura dei libri che non ha avuto tempo di leggere in questi anni.

Metafore

di Nicolò Stella - sabato 15 gennaio 2022 ore 10:14

Michel François Platini

Michel François Platini, chi non se lo ricorda, fra il 1982 e il 1987 ha giocato con la Juventus segnando 68 goal. Ha vinto, consecutivamente, tre palloni d’oro. Nonostante le aggressività delle marcature subite non ha mai reagito e non è mai stato espulso. Efficiente rigorista e specialista nei calci di punizione. Il suo soprannome fu “le Roi”. Quando decise di smettere di giocare la Juventus lo sostituì con Beniamino Vignola, nelle ventotto partite che riuscì a giocare in sostituzione di Platini, segnò solo un gol. L’anno successivo fu ceduto all’Empoli che militava in serie B. Si mise in affari e diventò un imprenditore.

Un infedele.

Giuseppe Pullano viene ordinato sacerdote il 3 agosto 1930. Il 22 aprile 1953 è nominato vescovo coadiutore “sedi datus” di Patti. La sua vicenda s’intreccia così con quella del vescovo Angelo Ficarra, inutilmente sollecitato alle dimissioni dalla Congregazione Concistoriale, perché accusato di scarso impegno ad appoggiare la Democrazia Cristiana durante le elezioni del dopoguerra. Dimissioni che Angelo Ficarra non dette mai, aspettando l’età del pensionamento. Le Autorità ecclesiastiche intervennero pesantemente, nominando nel 1955 Giuseppe Pullano amministratore apostolico “sede plena”. Con la prima formula si dichiarava, col linguaggio tipico della curia, che il coadiutore era assegnato direttamente alla sede (sedi datus) perché il titolare ne aveva bisogno in quanto non era in grado di amministrarla; con la seconda formula, il Pullano prendeva in mano la direzione della diocesi, nonostante ci fosse un suo responsabile, e l’amministrava direttamente a nome del Papa. Neppure questa volta Mons. Ficarra, convinto di non avere colpe, ritenne di doversi dimettere e accettò l’umiliazione di convivere, esautorato, con un altro vescovo. Il 2 agosto 1957 Mons. Pullano fu nominato vescovo diocesano e Mons. Ficarra apprese la notizia dalla stampa.

Sulla vicenda Leonardo Sciascia scrisse: “Dalla parte degli infedeli”

Lezioni americane.

Italo Calvino nel preparare una serie di conferenze scrisse di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità come di un qualche cosa che dovrebbe accompagnare ogni momento della vita di tutti noi.

Leggerezza come sottrazione di peso contrapposta alla pesantezza che è sinonimo di inerzia e di visione opaca del mondo. Rapidità, ovvero del ragionare velocemente, avere la capacità di saltare da un argomento all’altro, perdere il filo cento volte, e

ritrovarlo dopo altre cento. L’esattezza va trovata nella precisione di chi sa cogliere le sensazioni più sottili. Visibilità come un valore da difendere perché ha il potere di evocare immagini in assenza di immagini. La molteplicità è la coniugazione della leggerezza, rapidità, esattezza e visibilità.

Cronache dalla Sicilia 1.

Nicolò, 5 anni da compiere, sbarcati dalla nave a Palermo, nel percorrere Via dell’Arsenale, dopo venti minuti di fila, cassonetti della spazzatura pieni, auto che sorpassavano a destra, gente che reclama la precedenza anche se avevano attraversato con il semaforo rosso, numerosi furgoni di ambulanti impegnati a vendere frutta, osserva: “ecco siamo arrivati nel mondo di Sicilia. Quel mondo di Sicilia che, ormai giornalmente, perde abitanti. Se ne stanno andando via anche i nonni, traslocano al nord per badare ai nipoti mentre i figli vanno a lavorare. Restano, oltre i coraggiosi, quelli che lavorano per lo Stato, quelli che di pomeriggio in fila attendono l’apertura dei “compro oro”, gli addetti ai numerosi supermercati e soprattutto restano quelli con il reddito di cittadinanza. Scappare dalla Sicilia per essere tormentati dalla nostalgia, oppure rimanere con il rancore di non aver saputo fuggire?

Cronache della Sicilia 2.

Arancino o arancina? La principale disputa culinaria fra Catania e Palermo. Come si deve chiamare il più celebre cibo da strada siciliano? Al maschile o al femminile? Arancino conico come la forma dell’Etna a Catania o arancina tonda a forma di arancia a Palermo? Noi in provincia di Messina non ci siamo mai posti questo problema perché non li abbiamo mai chiamati né “arancino”; né “arancina” Noi che ci siamo sempre differenziati dal dualismo Catania/Palermo, li abbiamo sempre chiamati “arancini” al plurale siccome ne mangiamo almeno due per volta. Rigorosamente con le mani.

La mascherina come alibi.

Una mattina mi sono recato in banca, una filiale del centro storico, sul marciapiede attendevano il loro turno quattro persone, tutte con la mascherina. Così di getto ho detto loro: “tre anni fa, se vi trovavo in queste condizioni davanti a una banca, vi avrei arrestato” La mascherina questa sconosciuta che sino al marzo del 2020 non la conosceva nessuno, ora viene utilizzata come un alibi. Non importa se la porti al braccio o all’avanbraccio, in mano o sotto il mento. Non importa nemmeno che non copra completamente naso e bocca, l’importante è avere con sé l’alibi. E l’alibi stesso non vale tutti i giorni e tutto il giorno. Allora può succedere che entri in un bar e ti fanno cenno di indossarla, te obbedisci chiedendo scusa e ti siedi, dopo pochi secondi arriva la cameriera a prendere l’ordine per la consumazione ed è senza mascherina. Un’azienda siciliana (Nebrodi ferro srl) mi ha reso protagonista di un episodio alquanto singolare. Il titolare dell’azienda, all’interno di un capannone altissimo e grandissimo, ha richiamato la mia attenzione pretendendo, con modi inurbani, che indossassi la mascherina. Dopo averla agganciata, gli ho fatto notare che lui stesso e il suo operaio, che gli stava accanto, erano senza alcuna protezione Covid. Mi ha così risposto: “questa è casa mia, faccio come mi pare e la mascherina non la metto.” A questo punto mi sono allontanato dall’azienda dicendo che avrei acquistato la merce attraverso le piattaforme on line per non correre alcun rischio pandemico. La pandemia scomparirà, e scompariranno i virologi, ritorneranno nei loro laboratori e noi ci terremo la mascherina a portata di mano. Finirà il contagio ma, incontrandoci sul marciapiede uno dei due scenderà per dare la precedenza all’altro, riprendendo una antica usanza di educazione andata persa. Continueremo a diffidare di chiunque osa starnutire, e pensare che un tempo gli si augurava “salute”. Per il momento la cosa giusta è completare le vaccinazioni e ascoltare, con pazienza, le motivazioni di chi non lo vuole fare.

Nicolò Stella

Articoli dal Blog “Storie di ordinaria umanità” di Nicolò Stella