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Lavoro venerdì 30 maggio 2014 ore 18:35

Commercio, la prima parte del 2014 è ancora nera

Per Confesercenti oltre alla crisi, liberalizzazione degli orari, grande distribuzione e tasse troppo alte gravano sulle imprese. Bene gli ambulanti



PISA — Anche in primi quattro mese del 2014 per il commercio hanno il segno negativo, la crisi non allenta la presa e i negozio continuano a chiudere a Pisa e nel resto della provincia. A fornire i dati è Confesercenti con un saldo tra aperture e chiusure nettamente negativo.

A Pisa città le chiusure sono state 44 e le aperture solo 18. Nel resto della provincia, le imprese del commercio al dettaglio che hanno cessato da gennaio ad aprile sono state 151 le aperture 56, si sono perse 95 attività.  “L’emorragia di imprese – commenta il direttore di Confesercenti Marco Sbrana – non si ferma, anche se si evidenzia qualche piccolo segnale di speranza. Il commercio è schiacciato dalla crisi dei consumi interni, segno distintivo di questa recessione italiana. A questo bisogna aggiungere una liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura delle attività commerciali che non ha eguali in Europa, e che favorisce solo la grande distribuzione”.

Analizzando con attenzione i numeri, si conferma il momento nero per i negozi di abbigliamento e calzature: meno 27 il saldo tra aperture e chiusure in provincia, meno 4 a Pisa.  Ma anche i settori del turismo sembrano accusare la crisi nonostante Pisa e la sua provincia sia ancora una delle mete preferite soprattutto dagli stranieri. Dice ancora il direttore di Confesercenti: “Il comparto del turismo sembra ancora lontano dall’uscita dalla crisi. Nei primi quattro mesi dell’anno il settore alloggio, comprensivo di alberghi ed hotel, ha visto chiudere 12 imprese in provincia e 4 a Pisa: una sola nuova apertura. Negativo (meno 19 in provincia e meno 10 in città) anche il dato dei bar. Ancora peggio i ristoranti: meno 21 in provincia e meno 12 a Pisa. Dati negativi sui quali influisce il proliferare di pubblici esercizi che alla fine non hanno resistito al mercato. Se a questo si aggiunge una tassazione quasi punitiva (basta citare rifiuti e suolo pubblico), ecco spiegato il saldo negativo anche in questa tipologia commerciale”.

Ma in questo quadro spicca anche qualche segno più. “Il commercio sembra essersi ormai avviato verso una fase di destrutturazione che premia i comparti che presentano meno spese di impresa, se infatti cala il dettaglio in sede fissa, continua a crescere quello su aree pubbliche: sono 81 le nuove imprese ambulanti nate nei primi quattro mesi dell'anno in provincia (con un saldo positivo di 31 unità) e 24 nel capoluogo (più 14)”.

Nel 2013 i consumi sono stati di oltre 57,7 miliardi inferiori a quelli registrati nel 2008 in Italia. Nonostante la cattiva partenza (con un calo di 1,8 miliardi di vendite commerciali nei primi quattro mesi dell’anno) secondo le nostre stime il 2014 porterà una timida variazione positiva dei consumi, nell’ordine dei 3 miliardi, anche grazie al bonus fiscale ai lavoratori dipendenti. Una piccola speranza – conclude – arriva da un rapido rinnovamento generazionale: il 40% delle nuove imprese di commercio e turismo è giovanile. E’ la dimostrazione della voglia di non arrendersi dei nostri ragazzi che, di fronte a un tasso di disoccupazione dei giovani che macina record su record, scelgono la via dell’auto-impiego. Adesso cerchiamo di tenerli sul mercato, in primo luogo evitando batoste fiscali, e chiedendo alle banche di dare fiducia al settore con un accesso al credito ormai impossibile per i piccoli”. 



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