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Attualità giovedì 30 ottobre 2014 ore 13:20

Giacomo vince la sindrome da X fragile e si laurea

Giacomo De Nuccio

Dopo Luca Razzauti, Giacomo De Nuccio è il secondo studente affetto dalla patologia che consegue la laurea a Pisa coadiuvato dai servizi dell'Usid



PISA — Giacomo De Nuccio, come Luca Razzauti ha vinto la sua sfida contro la Sindrome "X fragile" portando a termine i suoi studi universitari. Mercoledì 29 ottobre Giacomo ha infatti discusso la sua tesi dal titolo “Il male immaginato: fenomenologia e fascino del male nella Gerusalemme Liberata” conseguendo la laurea in Lettere moderne con il massimo dei voti. 

Alla discussione erano presenti anche Paolo Mancarella, delegato del rettore per la disabilità, Federica Gorrasi, responsabile dell’Usid (Unità di servizi per l'integrazione degli studenti con disabilità) e altri collaboratori dell'ufficio, che hanno accompagnato lo studente lungo tutto il suo percorso universitario.

Giacomo, originario di Gallarate, si è trasferito a Pisa con i suoi genitori alcuni anni fa per frequentare l'università. Lo studente era infatti a conoscenza della storia di Luca Razzauti, un ragazzo come lui affetto dalla Sindrome "X fragile", una patologia che conferisce tratti autistici con relativa difficoltà comunicativa, ma che stava frequentando l’università sostenendo gli esami in forma scritta utilizzando la comunicazione facilitata alfabetica (Cfa).

“Riprovo oggi le sensazioni e le emozioni che ho provato nel luglio scorso in occasione della laurea di Luca – ha dichiarato Paolo Mancarella -. Anche Giacomo ci dimostra che con la forza di volontà si superano barriere che sembrano invalicabili e mi auguro che tanti ragazzi e ragazze ne traggano insegnamento per affrontare con la stessa forza gli inevitabili momenti di difficoltà che incontrano nel loro percorso di studio e di vita”.

Così Giacomo racconta la sua esperienza all'università di Pisa: “Quando un foglio di carta con firme e bolli ha attestato le mie capacità e mi ha concesso la libertà di continuare la mia strada chiudendo una parentesi difficile durata 18 anni, fra tanti dubbi e un’unica certezza, sono approdato a Pisa. Una condizione genetica non è cosa che muti nel tempo e certo non dev’essere stato semplice per i miei docenti universitari decodificare il mio linguaggio fatto di borbottii per selezionare i rumori che impediscono l’ascolto, di dita nelle orecchie per modulare i suoni in entrata e rendere comprensibili le singole parole, di osservazioni dalla finestra non come sintomo di distrazione ma come mezzo di concentrazione, di fughe strategiche per contenere le emozioni… eppure nessuno di loro ha rinunciato al rischio della delusione, finalmente attenti compagni di viaggio e non semplici spettatori della mia diversità. L’imprevedibilità degli eventi, che sempre fa capolino dalle pieghe dell’esistenza e ci spaventa cogliendoci di sorpresa, può trasformarsi in opportunità se ci apriamo al rischio della scelta. Parlo per me che ho scelto di lasciare la mia casa, la mia città, i miei fratelli, le mie abitudini, tanto importanti per me, per inseguire un sogno e parlo anche per i miei docenti che, scegliendo la via della fiducia, mi hanno nutrito con naturalezza della loro competenza, volti amabili e sorridenti che, insieme alla mia famiglia e ad alcuni amici, mi hanno aiutato a trasformare un sogno in una appagante realtà. A tutti il mio caloroso grazie”.


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