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La lunga estate di Israele prima del voto

di - giovedì 04 luglio 2019 ore 16:08

In Israele è tensione sociale, a manifestare è la comunità etiope, i Beta Israel o falasha (questa parola nelle sue varie accezioni ha anche il significato di “straniero”). Appartengono alla famiglia dell'ebraismo in quanto rivendicano la tradizione di essere i discendenti del connubio tra re Salomone e la regina di Saba. In 45 mila migrarono grazie ad un ponte aereo in Israele dall'Africa nel decennio 1980-1991. Attualmente rappresentano circa il 2% della popolazione. L'episodio che ha provocato decine di arresti e feriti è l'uccisione di un giovane ragazzo da parte di un poliziotto fuori servizio. Il poliziotto dopo aver pagato una cauzione di 1400$ è stato posto agli arresti domiciliari, provocando la rabbia degli israeliani etiopi.

Intanto la macchina politica in vista delle elezioni anticipate a settembre è in moto. Indette in seguito al fallimento di Netanyahu di dare vita ad una maggioranza di governo dopo il voto di aprile. Allora, andò in scena il dramma collettivo del centrosinistra con i laburisti dell'Avodà che ottenevano il peggior risultato di sempre, relegati al 4,02% dei consensi e ad una compagine di 6 parlamentari. Deludente fu anche la performance dell'altro partito socialista, il Meretz, che ottenne solo 4 seggi nei banchi della Knesset. Tre mesi dopo e il campo del centrosinistra è in piena sollecitazione, con un cambio dei suoi vertici. Nel Meretz il giornalista Nitzan Horowitz ha preso il posto di Tamar Zandberg. Mentre, dalle animate e partecipate primarie dei 65 mila iscritti al partito laburista è uscito il nome dell'ex sindacalista Amir Peretz, esponente della vecchia guardia del partito dei padri fondatori della nazione ed entrato tra i banchi della Knesset nel “lontano” 1988. Peretz, già sindaco di Sderot, era stato leader dell'Avodà nel 2006 ed ha rivestito, senza non poche critiche, il ruolo di ministro della Difesa dal 2006 al 2007. Quando venne sostituito e spodestato da Ehud Barak. Oggi, ha ripreso le redini del partito avendo avuto la meglio nei confronti dell'ala dei trentenni che ispirò le proteste di massa del 2011, tra cui spiccano due figure di riferimento il “glaciale” Itzik Shmuli e la “focosa” Stav Shaffir. Non unendo le forze hanno lasciato spazio libero ad una facile affermazione di Peretz (47% delle preferenze), intenzionato ad aprire all'idea di un'alleanza con il Meretz.

In Israele il quadro politico attuale è di due grandi poli attrattivi: quello di destra che ruota intorno al Likud di Netanyahu (35 parlamentari) e quello centrista della lista Blu e Bianco (35 parlamentari) capitanata dall'ex capo di stato maggiore dell'esercito Benny Gantz. L'obiettivo più plausibile per una “rinascita” del centrosinistra è la nascita di un blocco unico, stessa sorte per i partiti arabi destinati a chiudere il capitolo della faziosa divisione. Il vero dilemma è come riusciranno a fare sintesi l'anima del Meretz guidato dal “rosso” Horowitz, quella dei laburisti di Peretz e infine la neo formazione, di cui non si conosce il nome, lanciata dal militare più decorato dello Stato d’Israele Ehud Barak, ritornato in politica dopo una parentesi dedicata al business della cannabis. E deciso anche lui a sfidare Netanyahu. 


 
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