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L'ex patron del Pisa Ricci lascia 400 milioni in eredità da vivo

Ne beneficerà il nipote Alessandro. Ceduta al nipote cinquantaduenne la nuda proprietà delle sue quote societarie. Fu Ricci a salvare il Pisa nel 2016



PISA — Da queste parti, all’ombra della Torre, il nome di Enzo Ricci evoca immediatamente i brividi della rinascita, i giorni della liberazione dal potenziale fallimento con Petroni e le fondamenta di quel sogno chiamato Serie A cedendo le sue quote a Knaster. Ma in queste ore l'imprenditore novantunenne, che nel 2016 rilevò il 75% del Pisa Sporting Club insieme alla famiglia Corrado, è finito al centro delle cronache nazionali per un gesto di straordinaria lungimiranza finanziaria: ha deciso di non aspettare il testamento, trasferendo da vivo al nipote Alessandro un patrimonio monumentale da oltre 400 milioni di euro.

L'atto notarile, firmato lo scorso 30 aprile, mette al sicuro l'immenso impero di famiglia per evitare future beghe ereditarie. L'ex patron nerazzurro ha ceduto al nipote cinquantaduenne la nuda proprietà delle sue quote societarie, mantenendo per sé l'usufrutto. Si tratta di una fortuna colossale che si divide tra gli investimenti finanziari della cassaforte Viris e gli asset immobiliari di immenso pregio della Milaninvest Real Estate. Tra i gioielli di questo impero spicca lo storico palazzo di via Monte Napoleone 4 a Milano, attualmente affittato a Dolce & Gabbana e valutato quasi 92 milioni di euro, a cui si aggiungono uffici, negozi, appartamenti nel centro milanese e uno stabile a Sanremo, oltre a importanti liquidità, quote in startup e partecipazioni in società quotate a Piazza Affari.

Per l'indimenticato azionista di maggioranza del nostro Pisa, questa enorme disponibilità finanziaria affonda le radici nella storia industriale d'Italia. Enzo Ricci è stato infatti lo storico fondatore del prestigioso marchio dolciario Tre Marie. Dopo aver ceduto il brand a Pietro Barilla nel 1987, Ricci rimase alla guida dell'azienda fino al 1995 su esplicita richiesta della nuova proprietà, portando la società a toccare i 550 dipendenti e i 140 miliardi di lire di fatturato (oggi i prodotti sono divisi tra Sammontana e Galbusera). Un impatto economico e culturale così profondo che nel 2017 gli valse l'Ambrogino d'Oro, la massima benemerenza civica della città di Milano.

L'erede designato, Alessandro Ricci, è il figlio del fratello di Enzo. Descritto come un imprenditore attivo nei settori immobiliare e idroelettrico, Alessandro gestisce già come amministratore delegato le holding di famiglia dal 2002 e ricopre la carica di vicepresidente della Fondazione Paletti Ricci, una onlus per l'infanzia. Di lui si conosce soprattutto la massima riservatezza: un profilo schivo e concreto, che ricorda molto lo stile elegante e mai sopra le righe con cui lo zio ha gestito i suoi affari e le sue passioni.

Se oggi la nostra città respira il grande calcio, se l'Arena Garibaldi è tornata a essere un fortino di ambizioni e se la società è poi potuta passare nelle mani solide di un miliardario internazionale come Alexander Knaster, lo si deve a quel dicembre del 2016. In quei giorni drammatici, con il club a un passo dal baratro e la tifoseria in rivolta, Enzo Ricci mise la sua firma, il suo capitale e la sua credibilità al servizio dei colori nerazzurri, affiancando Giuseppe Corrado nell'operazione di salvataggio. Fu l'inizio della restaurazione, l'anno zero che ci ha riportato a un passo dalla massima serie e che ha ridato dignità e respiro globale al Pisa.

Oggi Enzo Ricci blinda il suo impero e lo consegna al futuro della sua famiglia, ma una quota di quel patrimonio, quella fatta di passione, coraggio e amore per lo sport, resterà per sempre custodita nel cuore dei gradoni dell'Arena.

Michele Bufalino
© Riproduzione riservata


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