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Lavoro venerdì 28 marzo 2014 ore 15:43

Nei negozi c'è sempre meno gente, anche a Natale

Il 2013 si è chiuso con una contrazione nelle vendite al dettaglio. L'alimentare è il settore che ha registrato perdite maggiori



PISA — Il 2013 si è concluso con un altro calo delle vendite al dettaglio. Non è bastato il Natale a dare vigore ai consumi e bisognerà aspettare ancora per sapere se un po' d'ossigeno sono riusciti a darlo i saldi.
Quel -4,5 per cento, però, non è tanto brutto se paragonato alla media toscana e a quella italiana: secondo i dati dell’Ufficio Studi e statistica della Camera di Commercio, le vendite al dettaglio dell’ultimo trimestre del 2013 in Italia sono scese del 5,8 per cento, del 4,7 in Toscana.
A conferma delle crescenti difficoltà che affrontano le imprese commerciali pisane viene anche il livello contenuto dell’inflazione (+0,9 per cento), sintomo che non è stato possibile far pagare ai consumatori gli aggravi di costo subiti dalle imprese.
Nel periodo tra ottobre e dicembre 2013 la crisi conferma le maggiori difficoltà delle piccole unità che perdono il 5,5 per cento in termini di vendite. Male anche le medie strutture (6-19 addetti) che arretrano del 3,4%. Il segno di come la crisi non molli ancora la presa viene dalle vendite delle grandi unità che, nonostante l’innegabile vantaggio competitivo rispetto alle strutture di minori dimensioni hanno registrato una caduta delle vendite dell’1,8 per cento.
L’alimentare, con una flessione delle vendite del 5,4 per cento, è il settore nel quale adesso le famiglie sono costrette a risparmiare di più. Il non alimentare, dove i consumatori avevano cominciato la “spending review”, prosegue nella fase calante, mettendo a segno una contrazione del 4,7 per cento. Più complessa la dinamica di ipermercati, supermercati e grandi magazzini che con un -1,3 per cento evidenzia un netto peggioramento rispetto al dato dell’ultimo quarto del 2012 (+4,2%). 
Confermando la tendenza in atto ormai da un anno e mezzo, continuano a calare le aziende attive nel commercio al dettaglio: a fine 2013 il numero dei punti vendita scende a quota 8.055 unità, con una contrazione di 255 unità rispetto a fine 2012 (-2,7%). Il non alimentare (-222 unità, -3,5%), in ragione dei bisogni meno impellenti dei consumatori che queste imprese vanno a soddisfare, segna la battuta d’arresto più consistente a causa, soprattutto, degli ambulanti (-132 unità, -6,0%). Difficile, tuttavia, anche la situazione del commercio in sede fissa sia per l’abbigliamento e accessori (-58 negozi, -5,0%) che per prodotti per la casa ed elettrodomestici (-28 unità, -3,3%).
La caduta dei fatturati, le difficoltà di accesso al credito unite a prospettive poco edificanti in merito alle evoluzioni future delle vendite, portano a un’ulteriore contrazione della quota di aziende che hanno effettuato investimenti. Se nel 2012 il 24 per cento delle unità commerciali pisane aveva fatto spese per investimenti, nel 2013 tale percentuale scende al 15.
“L’elevata pressione fiscale e l’aumento della disoccupazione – secondo Piefrancesco Pacini, presidente della Camera di Commercio di Pisa – acuiscono il malessere delle famiglie che, contraendo i consumi, mettono letteralmente in ginocchio il commercio al dettaglio. Siamo consapevoli che è importante la riduzione del carico fiscale sulle imprese e sui lavoratori: un’azione indispensabile per realizzare quella crescita altrimenti impossibile da raggiungere attraverso il solo canale estero". 


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