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Lavoro sabato 31 ottobre 2020 ore 15:30

Confesercenti chiede il rinvio della Tari

Corso Italia

Confesercenti chiede che il Comune di Pisa faccia la sua parte, ricordando che molte categorie sono rimaste escluse dai ristori previsti dal Governo



PISA — “In attesa dei ristori garantiti dal governo, per i quali abbiamo chiesto l’allargamento della platea dei beneficiari coinvolgendo anche settori non direttamente interessati dall’ultimo Dpcm, invitiamo l’amministrazione comunale ad intervenire subito su tributi di propria competenza a cominciare dalla Tari. Le cartelle sono già arrivate con scadenza 31 ottobre e 15 dicembre”. 

E’ Luigi Micheletti, presidente area pisana di Confesercenti Toscana Nord, a rivolgersi con un appello al sindaco Michele Conti affinché intervenga sulla Tari che soprattutto per le utenze non domestiche che si trovano a pagare due rate in meno di due mesi. 

“In una situazione di totale emergenza – ha ricordato Micheletti – con prospettive ancora più negative per le attività commerciali, il Comune dovrebbe intervenire per quanto di propria competenza congelando la rata del 15 dicembre della Tari. Lo slittamento della prima rata dalla primavera al 31 ottobre, ha creato un accavallamento di scadenze che gli imprenditori non sono in grado di sostenere. Siamo convinti che Palazzo Gambacorti, comprendendo la situazione, conceda questo legittimo slittamento al 2021. E prenda in in esame anche quelle imprese, ad esempio della zona di piazza dei Miracoli, che in assenza di turisti hanno chiuso le proprie attività senza quindi produrre rifiuti”. 

Capitolo a parte riguarda i campeggi che pagano la tassa sui rifiuti in base a metri quadri dell’attività a prescindere dalla reale produzione. “In questo caso stiamo parlando di cifre molto consistenti – ha spiegato il responsabile area pisana di Confesercenti Toscana Nord Simone Romoli – che devono essere pagate da attività che nel periodo estivo hanno visto un crollo di presenze tra il 70 e l’80%. Cifre che i titolari non sono in grado di sostenere in questi momenti. Chiediamo quindi non solo il rinvio della rata di dicembre ma anche una rimodulazione per l’anno 2020 tenendo conto delle reali presenze di turisti e quindi di produzione dei rifiuti. Presenze verificabili dalla comunicazioni che per legge i campeggi sono tenuti ad effettuare. Stesso discorso per gli alberghi anche loro con crolli certificabili di presenze e quindi fatturati”.

Confesercenti ha anche ricordato che molte categorie sono rimaste escluse dal "Decreto ristori". Tra queste “le aziende di trasporto non legate agli autonoleggi, pensiamo ad esempio a quelle che svolgevano attività all’interno del Parco di San Rossore o quelle che si occupano di navigazione fluviale, quelle che riforniscono gli hotel, abbigliamento, fino agli ambulanti legati alle fiere".

“Purtroppo altri settori subiscono l’effetto negativo del Dpcm anche se non citati direttamente nel provvedimento – si legge in una nota di Confesercenti -. La restrizione alla mobilità è un duro colpo per tutta la filiera turistica, da Ncc e bus turistici ad agenzie di viaggio, guide ed accompagnatori, animatori, fino alle attività ricettive alberghiere ed extra alberghiere. Anche il commercio in sede fissa e su aree pubbliche inevitabilmente, risentirà del calo dei consumi che seguirà i limiti alla socialità. Alcuni comparti in particolare - come i fioristi, la moda, parrucchieri e servizi estetici - saranno inoltre ulteriormente danneggiati dallo stop a cerimonie ed eventi”

“Una situazione analoga si realizza con riferimento agli operatori intermediari - aggiungono ancora da Confesercenti - (appartenenti alla categoria degli agenti e rappresentanti di commercio e del commercio all’ingrosso) e del settore Ho.Re.Ca. (Hotel, Restaurant, Catering) le cui attività sono limitate in modo rilevante dalla sospensione dei servizi della ristorazione cui essi si relazionano contrattualmente (ristoranti, bar, locali serali, catering) e che, non essendo la specifica figura professionale inquadrabile sotto specifici codici Ateco, rischiano anch’essi di perdere il giusto diritto al contributo a fondo perduto”



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