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Lavoro domenica 22 marzo 2020 ore 18:46

Gli industriali, "Chiarezza sul decreto"

Un rinvio di 72 ore per chiudere o terminare le lavorazioni in corso, ma soprattutto "Chiarezza sui provvedimenti annunciati", dicono gli industriali



PISA — "Il sistema confindustriale toscano, consapevole della gravità della situazione e con grande senso di responsabilità verso il Paese e verso la sicurezza i propri collaboratori, chiede chiarezza sulle disposizioni annunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, vista anche la preoccupante insufficienza delle informazioni a distanza di molte ore dall’annuncio del decreto; le imprese toscane sottolineano, inoltre, alcune esigenze prioritarie del sistema produttivo per evitare il rischio che la situazione generi conseguenze irreversibili per la futura prosecuzione dell’attività".

E' quanto dichiara, in una nota, anche l'Unione industriale pisana:
"Le imprese toscane chiedono, anzitutto, tempi tecnici adeguati per chiudere o terminare le lavorazioni in corso, rinviando l’entrata in vigore del decreto di almeno 72 ore".
Chiedono, inoltre, "assoluta chiarezza" sulle aziende che, pure se non espressamente inserite nella lista dei codici Ateco anticipata dai giornali, possano proseguire la loro attività perché funzionale alla continuità e al buon funzionamento di quelle ritenute essenziali. In ogni caso, le aziende che devono rimanere aperte non siano individuate solo in base ai codici Ateco, ma sulla base anche delle esigenze delle rispettive filiere, anche internazionali, partendo da quelli che sono definiti i “servizi essenziali”. 

Le imprese sollecitano inoltre "la necessità di fare salve tutte quelle attività manutentive, legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere efficienti e in buono stato i macchinari e gli impianti" e "Sottolineano l’importanza del credito e della liquidità, per evitare che la situazione abbia un impatto irreversibile sulle imprese, raccomandando al contempo estrema chiarezza e garantendo immediata operatività al ricorso alla cassa integrazione, sia attraverso efficaci modalità di richiesta sia in relazione alle risorse disponibili."

"Nel nostro territorio - ha spiegato Patrizia Alma Pacini presidente di Unione industriale pisana - stavamo facendo la conta delle buone pratiche aziendali, in materia di sicurezza per i lavoratori, per poterle diffondere il più possibile e cercare così di contribuire a non fermare il Paese garantendo condizioni di tranquillità per chi lavora nelle nostre aziende

La nostra struttura infatti fin dall'entrata in vigore del dpcm dell'11 marzo ha supportato aziende di ogni dimensione nella messa a punto dei protocolli sulla sicurezza con i criteri poi recepiti in quello nazionale dl 14 marzo, spesso anche mediante intese con sindacato e rls che devono essere messi in grado di rispondere ai loro rappresentati e di trasferire la grande attenzione al rischio messa dall'azienda. 

Proprio in quest'ottica infatti fin dal 14 marzo abbiamo pubblicato sul sito le convenzioni che abbiamo fatto con le primarie aziende di sanificazione".

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