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mercoledì 20 marzo 2019

Attualità martedì 06 dicembre 2016 ore 20:00

L'esoscheletro pisano fa muovere i quadriplegici

Il guanto ad alta tecnologia della Scuola Sant'Anna di Pisa, sviluppato nei laboratori di Pontedera, ottiene un risultato mondiale



PISA — Sei persone con braccia e gambe paralizzate sono riuscite a mangiare e a bere da sole grazie a un esoscheletro realizzato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

Lo straordinario risultato è pubblicato sul primo numero della rivista Science Robotics. 

Le persone, immobilizzate nel tronco, nelle gambe e nelle braccia e grazie all'esoscheletro neuro-robotico, messo a punto dall'Istituto di BioRobotica della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, che ha sede al Polo Sant'Anna Valdera di Viale Rinaldo Piaggio a Pontedera, sono tornate a compiere azioni quotidiane: oltre a cibarsi, anche scrivere o afferrare una carta di credito, indossando questo strumento bionico per l'assistenza della mano.

Il gruppo di scienziati europei che ha messo a punto il sistema è coordinato dai bioingegneri Nicola Vitiello e Maria Chiara Carrozza, ex ministro dell'Istruzione, università e ricerca. Al lavoro hanno partecipato studiosi, oltre che della Scuola Sant'Anna, dell'università di Tübingen in Germania e del Guttmann Institute in Spagna.

"Nonostante i numerosi sforzi compiuti dalla bioingegneria - ha commentato Maria Chiara Carrozza - i sistemi robotici per la riabilitazione non hanno un livello di maturità tale da essere trasportabili con facilità. In questo studio abbiamo voluto compensare questi limiti utilizzando la carrozzina come una sorta di stazione dove alloggiare i pesanti moduli di movimento, alimentazione e calcolo necessari al funzionamento dell'intero apparato".

Il nuovo sistema, completamente wireless, traduce l'attività del cervello e il movimento degli occhi in comandi di apertura e chiusura della mano.

Secondo gli esperti, che hanno sottolineato come in futuro si debba pensare alla carrozzina come risorsa per alloggiarvi ausili robotici e informatici sempre più sofisticati, questo approccio potrà migliorare la qualità della vita in pazienti che hanno subito traumi spinali o ictus. Tuttavia, prima di commercializzare il meccanismo saranno necessarie ulteriori ricerche per perfezionarlo.



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